L'Italia ha "perso" 520.000 ettari di foreste dal 2001 ad oggi? Quando un utile strumento di monitoraggio diventa una possibile fonte di fake news

Talvolta alcuni dati, se non spiegati a dovere, possono trarre facilmente in inganno e, proprio per questo, essere utilizzati per diffondere disinformazione. Ci è stata segnalata una situazione di questo tipo relativa all'utilizzo distorto dei dati del Global Forest Watch, una piattaforma di monitoraggio globale che utilizza dati satellitari per analizzare le variazioni della copertura arborea nel tempo. L'Italia sta davvero perdendo foreste?

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto alcune segnalazioni relative ad un utilizzo strumentale, nell’ambito di conferenze ed eventi legati al tema alberi e foreste, dei dati del Global Forest Watch (GFW), una piattaforma di monitoraggio globale che utilizza dati satellitari per analizzare le variazioni della copertura arborea nel tempo. Si tratta di uno strumento decisamente interessante e utile, oltre che estremamente potente, ma l’interpretazione dei suoi dati richiede molta attenzione e una buona dose di onestà intellettuale. Perché questi dati, come vedremo, possono essere facilmente presentati in modo fuorviante e allarmistico se non spiegati e contestualizzati a dovere, soprattutto rivolgendosi un pubblico poco avvezzo a questioni tecniche relative al monitoraggio delle foreste.
Cliccando su www.globalforestwatch.org e navigando nella sezione "dashboard" chiunque può selezionare un Paese del mondo e, volendo, anche una regione o provincia, per poi avere in tempo reale i dati relativi alla "tree cover loss", ovvero alla "perdita di copertura forestale" in un dato lasso di tempo. Per quanto riguarda l’Italia, ad esempio, si scopre che questa "perdita" interesserebbe ben 522.000 ettari dal 2001 ad oggi: una superficie ragguardevole, superiore a quella dell’intero Molise (anche se rappresenta il 5% circa della superficie forestale nazionale). Si tratta di un dato che potrebbe apparire come allarmante (abbiamo perso tantissime foreste negli ultimi vent’anni, più della superficie del Molise!) ma che tuttavia sarebbe in netta contraddizione con le statistiche ufficiali che indicano, al contrario, come la superficie forestale in Italia sia in costante aumento ormai da decenni.
Ecco il facile equivoco: superficie e copertura non solo la stessa cosa. "Tree cover loss", nel contesto del nostro Paese, non significa "superficie forestale persa per sempre", ma "copertura delle chiome degli alberi persa temporaneamente", a causa delle normali attività selvicolturali o di altri disturbi, come ad esempio gli incendi. Questa copertura non è quindi da considerarsi "superficie persa" perché, molto semplicemente, il bosco utilizzato (o percorso da un incendio) in un tempo relativamente breve ricresce e continua a rimanere bosco.
Chi denuncia con tono indignato che "l’Italia ha perso 522.000 ettari di foreste dal 2001 ad oggi", insomma, mente (probabilmente sapendo di mentire). La motivazione è semplice: allarmare, creare preoccupazione, instillare paura, per spingere più persone possibili ad abbracciare una certa narrazione che vede le foreste italiane come "sotto attacco" o "in pericolo". Foreste che, al contrario, continuano ad espandersi, sono tutelate da leggi e regolamenti, oltre che vincolate in senso ambientale, paesaggistico e idrogeologico.
Non sempre i lavori selvicolturali sono svolti al meglio, come in ogni settore esistono delle problematicità anche importanti che meritano di essere discusse e denunciate, ma da qui a sostenere che stiamo "perdendo foreste" ne passa. Per approfondire meglio lo strumento del Global Forest Watch abbiamo contattato Giorgio Vacchiano, docente di selvicoltura e pianificazione all’Università degli Studi di Milano.
"Il cuore del sistema GFW è l'algoritmo di classificazione della tree cover loss, derivato dalle serie temporali Landsat e sviluppato dal gruppo di Matthew Hansen dell'Univrsità del Maryland", spiega Vacchiano. "Ogni pixel di 30 metri viene classificato come coperto da alberi se supera una soglia minima di altezza (≥ 5 metri) e copertura della chioma (≥ 30%, quindi più alta sia della definizione FAO che di quella della legge italiana). Quando, in un determinato anno, quella condizione non è più soddisfatta, il pixel viene classificato come loss".
Utilizzare il termine "loss" (persa) è una scelta discutibile del portale, dovuta probabilmente alla volontà di mettere in luce ciò che purtroppo accade in molte foreste del Sud del mondo. Così come è discutibile, dal punto di vista della comunicazione, mostrare, anche attraverso la cartografia, una somma di superfici che in realtà non dovrebbe essere sommata, in quanto, se si tratta di perdite temporanee, alcune di quelle superfici "perse" dieci o vent’anni fa oggi sono già tornate ad essere bosco.
"È fondamentale sottolineare che tree cover loss non è sinonimo di deforestazione", evidenzia infatti Vacchiano. "Questo termine indica soltanto che, in un dato momento, la copertura arborea è venuta meno, indipendentemente dalla causa. Rientrano quindi nella stessa categoria fenomeni molto diversi: tagli forestali sostenibili e seguiti dalla rinnovazione del bosco, disturbi come incendi, schianti da vento, stress idrico o attacchi parassitari al seguito dei quali il bosco generalmente può ricrescere, oppure vere e proprie conversioni permanenti di uso del suolo, quella che la FAO definisce come deforestazione. Per questo motivo, i dati del GFW non possono sostituire le statistiche ufficiali sugli usi del suolo, e possono differire anche molto, indicando fenomeni completamente diversi da quello della deforestazione".
"Sostenere che l’Italia dal 2001 al 2024 ha perso 522.000 ettari di copertura forestale non è corretto se la frase viene intesa come perdita di foresta o deforestazione, perché quel numero nel GFW si riferisce a perdita di alberi lorda, secondo le soglie usate da GFW, e non a una perdita netta di foresta né a un cambio permanente di uso del suolo", spiega il ricercatore. "Il valore di 522.000 ettari è la superficie in cui la copertura arborea osservata dal satellite è scesa sotto la soglia operativa utilizzata. Questo indicatore registra la scomparsa della copertura arborea nel pixel in un dato anno, ma non dice se quella perdita sia permanente o temporanea".
Per fortuna però, in una sezione del GFW (mai mostrata da chi utilizza il dato in modo fuorviante) vengono stimate le cause della perdita di copertura arborea. Per il periodo 2001-2024, in Italia, il GFW attribuisce a deforestazione permanente una quantità relativamente piccola rispetto al totale di perdita di copertura arborea (circa 49.000 ettari in 24 anni, 2.000 ettari all’anno dovuti principalmente alla costruzione di infrastrutture e all’espansione dell’agricoltura). La parte dominante della tree cover loss è relativa a cambiamenti temporanei, soprattutto interventi selvicolturali (380.000 ettari), incendi (70.000 ettari) e altri disturbi (9.100 ettari).
"Una gran parte di quei 522.000 quindi rappresenta superfici che restano legalmente bosco e tornano a coprirsi di alberi negli anni successivi al disturbo, naturale o umano che sia", commenta Vacchiano. "Inoltre, come indicato nel sito del GFW ", sottolinea il ricercatore, "la stima di tree cover loss per un determinato periodo non tiene conto dei guadagni nello stesso lasso di tempo. Questo significa che il dato di 522.000 ettari è un conteggio lordo delle perdite osservate, non un bilancio. GFW fornisce statistiche sull’aumento di foreste separatamente, ma esse sono aggregate nel tempo e basate su algoritmi diversi, quindi non sono direttamente sommabili o confrontabili anno per anno con la tree cover loss".
In definitiva, secondo Vacchiano: "I dati del Global Forest Watch non indicano che l’Italia stia vivendo una fase di deforestazione sistemica o una perdita strutturale del proprio patrimonio forestale. Al contrario, mostrano un quadro più articolato, in cui emergono dinamiche di disturbo, gestione e vulnerabilità, piuttosto che una riduzione netta della superficie forestale. Nella maggior parte dei casi, le superfici colpite da tree cover loss restano classificate come forestali e possono rinnovarsi nel tempo. Questo porta a una conclusione importante: non siamo di fronte a una scomparsa delle foreste italiane, ma a un sistema forestale dinamico, caratterizzato da cicli di disturbo e recupero".
Tuttavia, questo non significa che non vi siano elementi di preoccupazione. "La frequenza dei disturbi sta aumentando, in particolare incendi e eventi estremi", sottolinea il ricercatore, "alcune aree mostrano una crescente instabilità, con rinnovazione più lenta o incerta. Di conseguenza, la gestione forestale e il contesto climatico stanno diventando fattori sempre più determinanti per la resilienza degli ecosistemi. Inoltre, il problema non è la quantità complessiva di foresta, ma la qualità ecologica, la continuità e la capacità di recupero degli ecosistemi forestali. Il rischio non è tanto quello di perdere i boschi, quanto di trasformarli in sistemi più semplificati, frammentati e vulnerabili al cambiamento climatico. In questo senso, i dati del Global Forest Watch sono preziosi non perché dimostrano una deforestazione generalizzata, ma perché aiutano a individuare, con elevato dettaglio spaziale, dove e come il sistema forestale può essere più sotto pressione. Se usati correttamente possono fornire una base quantitativa per orientare politiche forestali più mirate, adattative e basate sull’evidenza scientifica".













