Il tornello sul Seceda ha un precedente illustre: da sei anni si paga per fotografare dall'esterno la chiesa di San Giovanni in Ranui in Val di Funes

Non è la prima volta che delle sbarre ostacolano l’accesso ai luoghi più suggestivi delle Dolomiti: dal 2019, ai piedi delle Odle, è attivo un sistema a pagamento che regolamenta il turismo per tutelare la proprietà privata che comprende il famoso edificio. Già allora il caso aveva sollevato un acceso dibattito sull’accessibilità dei luoghi più in vista delle nostre montagne; oggi la questione sembra rimanere irrisolta

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Nelle ultime settimane si è molto discusso del tornello posizionato sul sentiero delle Odle, sul Monte Seceda, che obbligava gli escursionisti al pagamento di cinque euro per l’accesso. A posizionarlo era stato uno dei proprietari dei terreni attraversati dal sentiero, presentandolo come un gesto provocatorio nei confronti di un turismo irrispettoso e fuori misura. Fatto bloccare una prima volta, nei scorsi giorni ha ripreso la sua attività; riportando su di sé l’attenzione dei media e delle associazioni.
A segnalare l’installazione la prima volta erano state le storie Instagram della pagina Il milanese tirolese, suscitando da subito un enorme clamore. Quest’attenzione ha dato spazio ad un’accesa polemica tra chi bocciava a priori l’iniziativa, che andrebbe a speculare su un patrimonio naturale che dev’essere di tutti, e chi invece comprendeva le ragioni dell’agricoltore, leggendo il gesto come il naturale esito di un turismo liberalizzato fino ai suoi estremi.
Tuttavia, non è la prima volta che un privato dà vita a iniziative simili. Non molto distante da dove oggi è stato installato il tornello, sei anni fa era comparso un sistema simile per il controllo del flusso turistico. È successo nella Val di Funes, proprio ai piedi del massiccio delle Odle, laddove sorge la chiesetta di San Giovanni a Ranui. Il monumento e il prato che lo circonda, parte del maso Ranui Hof, rientrano infatti nella proprietà della famiglia Runngatscher, che nel giugno 2019 aveva installato un tornello di quelli oggi usati per l’accesso agli stadi, anche allora attraversabile su pagamento di un pedaggio.
Le ragioni erano simili: nella notizia, pubblicata allora su Il Dolomiti (in questo articolo), parlavamo di “tende piantate tra i prati, sporcizia, addirittura qualcuno che provava ad avvicinarsi il più possibile con le auto per non parlare di quelli che saltavano le staccionate e si avvicinavano a piedi entrando, di fatto, in una proprietà privata” (di seguito le foto pubblicate allora dalla pagina Facebook 'Amici della Val di Funes').

Il sistema, attivo tutt’oggi, è ben più sofisticato di quello oggi agli onori della cronaca. Si tratta appunto di un tornello di dimensioni (e impatto visivo) maggiori, alto circa due metri, affiancato da una colonnina per il pagamento dei quattro euro di biglietto, dotato di videosorveglianza e una recinzione in legno che circonda l’area. Dall’accesso al tornello, inoltre, parte un vialetto che raggiunge la chiesa, delimitato da fili elettrificati. Il pagamento del ticket d’ingresso, peraltro, non comprende l’ingresso alla chiesa barocca, al cui interno vi sono splendidi affreschi e dipinti, ma soltanto l’accesso all’area circostante, dove è stato predisposto un apposito spazio per le fotografie.
Il sito è tra i più amati delle Dolomiti, apprezzato specialmente dai turisti asiatici, attratti in genere più dallo scenario che dagli aspetti storico-artistici del monumento religioso (tant’è che la chiesa è chiusa al pubblico). Lo scorcio della chiesa di San Giovanni sovrastata dalle vette delle Odle, infatti, è uno de più riconoscibili e fotografati delle nostre montagne, nonché il luogo-simbolo dell’Alto Adige, e attira ogni anno migliaia e migliaia di turisti. Fino a poco tempo, l'area era anche prenotabile per i matrimoni.
Pur mettendo tutti d’accordo sul deterioramento estetico che comporta, quel tornello aveva fatto emergere un dibattito analogo a quello che oggi è sorto in Val Gardena. Se i turisti e i media hanno spesso condannato l’iniziativa, i residenti comprendevano le ragioni dei proprietari, puntando il dito su un turismo che doveva essere arginato. Nel tempo, come spesso accade, l’attenzione è calata; anche se non mancano i turisti che, inconsapevoli, si trovano con disappunto di fronte queste sbarre di acciaio. Possiamo forse ipotizzare che l’interesse calerà anche per il tornello del Seceda, resta però da considerare se riuscirà ad avere vita altrettanto lunga. Staremo a vedere.












