Rubano dalla cassetta delle offerte e lasciano immondizia dietro i letti del bivacco Luca Vuerich. Essere disposti alla fatica basta per diventare buoni alpinisti?

Lo sdegno nei social per gli escursionisti che, dopo aver raggiunto i 2500 metri sulle Alpi Giulie, hanno vandalizzato quello che dovrebbe essere un rifugio d’emergenza per coloro che salgono a queste quote. Questa volta c’è stato anche un furto, proprio dalla cassetta delle offerte pensata per la manutenzione della struttura. Tutta la delusione di Elvira Valente, madre dell’alpinista morto nel 2010, del quale il bivacco porta il nome

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Un altro bivacco vandalizzato. Questa volta è toccato al “Luca Vuerich”, nelle Alpi Giulie.
“Mi domando come è possibile usufruire del bivacco, poi scardinare la porticina della cassetta delle offerte e prendere i soldi! Eppure hanno fatto questo! Quel denaro serve per la manutenzione della struttura!”
A segnalarlo sulla pagina Facebook ufficiale del rifugio è stata Elvira Valente, amministratrice del gruppo social dedicato. Alcuni escursionisti sarebbero saliti fino ai 2500 metri di quota del bivacco, dove, dopo aver usufruito della struttura, hanno forzato la cassetta delle offerte e sottratto il denaro. Lo stesso denaro che sarebbe servito alla manutenzione di questo luogo di accoglienza.
Non solo. Contro ogni appello lanciato dai gestori stagione dopo stagione, questi ospiti del bivacco hanno lasciato inoltre dei rifiuti dietro alcuni degli otto posti letto offerti dalla struttura. Inevitabile l’esasperazione sul gruppo Facebook: “Poi, le immondizie nascoste dietro i letti, questa gente dove vive e come vive?”.
Al contrario di quanto ci si aspetta vedendo le condizioni in cui hanno lasciato il bivacco, i vandali hanno percorso un’escursione nient’affatto banale per raggiungerlo. Sono circa 1300 metri di dislivello per arrivare, con un tempo di percorrenza di circa otto ore e un grado di difficoltà per Escursionisti Esperti con Attrezzatura (EEA).
Tali comportamenti sconclusionati, oltre a danneggiare l’intera comunità degli alpinisti e degli amanti della montagna, dimostra profonda mancanza di rispetto per i luoghi, per il loro significato e la loro storia. Il Bivacco Luca Vuerich, che si trova a 2500 metri di quota sul Foronon del Buinz, è stato inaugurato nel 2012 in memoria del talentuoso alpinista tarvisiano Luca Vuerich, tragicamente scomparso nel 2010. Elvira Valente, di cui leggevamo lo sdegno, è anche la madre di Luca.
Fortunatamente, tra gli amanti della montagna c’è anche chi sente di appartenere a certi luoghi e sceglie di prendersene cura, come Elvira e tutti coloro che hanno contribuito agli interventi di ripristino. “Ringrazio di cuore chi è andato su a vedere, per riparare quello che si poteva fare! Ripeto: portate indietro le vostre immondizie, non lasciate che il bivacco diventi una discarica!”.
Molto spesso si legge che chi va in montagna è già per questo in qualche modo responsabilizzato: studia gli itinerari, controlla le condizioni meteo, si espone alla fatica. Certi episodi, tuttavia, lasciano il sospetto che ormai questo non basti più (sempre ammesso che mai sia bastato). Anche lo sforzo di mettersi alla prova sembra emergere soltanto per dimostrare qualcosa a sé stessi; quando invece le conseguenze non toccano noi in prima persona, allora non è affare nostro.
Guardare dove mettiamo i piedi è sempre importante in montagna, tuttavia, ogni tanto, farebbe bene anche alzare lo sguardo. Ora, sotto alla notizia, ritorna tra i commenti l’invito a vincolare l’accesso ai bivacchi; proposta sostenuta anche da realtà competenti in materia. Non rimane che trovare una risposta alla seguente domanda: la regolamentazione è davvero l’unica strategia che ci rimane per salvaguardare questi luoghi?











