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Attualità | 15 novembre 2025 | 12:00

Scaldarsi a legna è obsoleto? In 9 milioni di case sono installati apparecchi termici a biomassa. E le emissioni inquinanti continuano a diminuire grazie alle nuove tecnologie

Secondo il rapporto statistico "Il legno nel riscaldamento residenziale e commerciale" di AIEL - Associazione Italiana Energie Agroforestali, sono quasi 9 milioni i generatori termici alimentati a biomassa legnosa (legna, pellet, cippato) che risultano installati Italia. Un numero importante, che dimostra quanto il calore rinnovabile derivante dalla filiera bosco-legno-energia entri direttamente in molte delle nostre case, anche sostituendo fonti fossili

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Al tempo dell’intelligenza artificiale, scaldarsi a legna è qualcosa da considerarsi ormai obsoleto?

 

Dai numeri del rapporto statistico "Il legno nel riscaldamento residenziale e commerciale" di AIEL - Associazione Italiana Energie Agroforestali, sembra proprio di no. Sono infatti quasi 9 milioni i generatori termici alimentati a biomassa legnosa (legna, pellet, cippato) che risultano installati Italia al 2023, anno di riferimento del report. Un numero importante, che dimostra quanto il calore rinnovabile derivante dalla filiera bosco-legno-energia entri direttamente in molte delle nostre case, anche sostituendo fonti fossili. 

 

Sul totale dei generatori censiti da AIEL, prevalgono quelli a legna (circa 6.350.000, pari al 71,5%). Quelli alimentati a pellet risultano circa 2.500.00 (pari al 28,1%), mentre il restante 0,4% è rappresentato da caldaie a cippato.

 

Si tratta in larghissima parte di generatori domestici: oltre il 96% è impiegato per il riscaldamento diretto dell’ambiente in cui si trovano, mentre appena il 3,5% del totale (circa 310.000 unità) è costituito da caldaie per il riscaldamento di una o più unità abitative. Le tecnologie più diffuse sono le stufe a pellet (24%), seguite dalle stufe a legna (19,6%) e dagli inserti a legna (16%). I camini aperti sono ancora presenti in numeri molto rilevanti, seppur in calo (28,1%).

 

Negli ultimi anni, viene spiegato nel Rapporto, si è registrata una lenta ma costante evoluzione tecnologica di questo comparto. Le vendite hanno premiato stufe e caldaie a pellet più moderne ed efficienti, grazie anche agli incentivi nazionali e regionali. Tra il 2017 e il 2023 i generatori a 4 stelle sono passati da 91.000 a oltre 836.000 unità, mentre quelli a 5 stelle hanno superato le 95.000  unità. Nello stesso periodo, gli apparecchi a 2 stelle si sono ridotti di oltre un milione.

 

Questi cambiamenti, secondo AIEL, hanno contribuito a una riduzione delle emissioni di particolato fine (PM10) stimata in circa 60.000 tonnellate nel 2023, il 37% in meno rispetto al 2010. Il dato conferma che non è tanto il numero di impianti a determinare il livello delle emissioni, quanto la qualità delle tecnologie adottate.

 

Secondo l’Associazione occorre però accelerare il processo di turnover tecnologico del parco installato. Per farlo, AIEL individua quattro priorità: riqualificare il parco esistente; semplificare e stabilizzare gli incentivi; rafforzare i controlli anche tramite tecnologie innovative; promuovere una comunicazione efficace, che valorizzi i benefici e i vantaggi per gli utenti delle tecnologie moderne evitando approcci colpevolizzanti o basati solo sull’allarmismo.

 

Un ulteriore contributo, sempre secondo AIEL, può arrivare da misure non tecnologiche ma comunque molto efficaci: uso di biocombustibili certificati, installazioni realizzate a regola d’arte, manutenzione regolare e corretto utilizzo da parte dell’utente che, secondo diversi studi di settore, può ridurre le emissioni fino all’82% nella fase di ricarica dei generatori a legna.

 

Un altro dato interessante contenuto nel rapporto riguarda il consumo nazionale di biocombustibili solidi, che nel 2023 è stato pari a 13,3 milioni di tonnellate: il 72% in forma di legna da ardere (9,5 milioni di tonnellate), il 21% di pellet (2,8 milioni di tonnellate) e il 7% di cippato (926.000 tonnellate). Tra il 2014 e il 2023, i consumi di legna sono diminuiti dell’11,2%, mentre quelli di pellet sono cresciuti del 71,3%, confermando la crescente penetrazione di questo tipo di tecnologie. Il cippato, invece, si mantiene stabile, riflettendo un mercato più ristretto e meno dinamico. 

 

L’Italia, come dimostrano numerose statistiche, è tuttavia un grande importatore di legno, anche di legna da ardere e pellet. E questo, analizzando anche il tasso di prelievo dai boschi locali, tra i più bassi d’Europa, dovrebbe farci quantomeno riflettere sull'opportunità di investire maggiormente nelle filiere del legno, attraverso piani di utilizzo sostenibile e incrementando la certificazione di buona gestione forestale. Anche in un ottica di utilizzo efficiente della risorsa legnosa, preferendo quindi gli utilizzi durevoli e trasformando in energia solo ciò che non è altrimenti valorizzabile, si potrebbero creare molte economie locali legate al settore legno-energia, puntando su una fonte di calore rinnovabile ancora molto utilizzata e apprezzata dagli italiani.

 

"I dati che emergono da questo Rapporto aiutano a comprendere una verità spesso sottovalutata: il riscaldamento a biomassa legnosa in Italia non è un segmento marginale, ma un’infrastruttura energetica capillare, radicata nella vita quotidiana di milioni di famiglie", afferma Domenico Brugnoni, presidente di AIEL. "È da questa realtà che bisogna partire per costruire politiche efficaci: riconoscendo il valore strutturale del settore e la sua rilevanza per le politiche energetiche nazionali".

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