Contenuto sponsorizzato
Attualità | 19 gennaio 2026 | 18:15

La pista da sci sintetica del Nevegal accende il dibattito: "È uno strumento di transizione perché il modello anni '80 non funziona più". Ma questa soluzione non convince tutti

Un dibattito sentito quello ospitato da L'Altramontagna al festival Oltre le vette. Al centro il colle del Nevegal: dalla pista sintetica al futuro dello sci, la discussione ruota attorno al cambiamento climatico e alle strategie di adattamento per un comprensorio di media montagna. Con l'amministrazione locale assente, hanno dialogato il docente Mauro Varotto e il weather specialist Riccardo Ravagnan: visioni a tratti diverse, ma accomunate dalla necessità di una transizione verso qualcosa di diverso per le terre alte

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

"Io, che non sono di Dolomiti Ski Line in senso stretto, avrei adottato altre strategie. Quest’anno non avrei aperto gli impianti, ma mi sarei occupato solo di servizi che mancano e di spostare eventualmente il demanio sciabile in quota, evitando chiusure infrasettimanali di fatto inevitabili. Per quello parlo di transizione e vi chiedo tempo: tutti noi stiamo cercando non di speculare, ma di fare qualcosa per il bene di questo territorio".

 

Così Riccardo Ravagnan, weather strategist e co-fondatore di Nevegal Life Srl, ha chiuso i 60 minuti de L’Altramontagna, l’incontro che si è svolto domenica 18 gennaio a Belluno nell’ambito di Oltre Le Vette. Un dibattito vivace, nel quale Ravagnan ha dialogato con il docente Mauro Varotto (professore ordinario di Geografia all'Università degli Studi di Padova) e una platea partecipe. Certo l’assenza dell’ente pubblico si è sentita: molti hanno notato la mancanza di una voce del Comune di Belluno e della Provincia, assenti anche all’ultima assemblea frazionale. Ma ormai si sa, a ogni livello il confronto con la popolazione è sempre più raro a meno che non si tratti di occasioni immuni da possibili domande spinose.

 

Il Nevegal sta invece conoscendo settimane di dibattito acceso per una stagione invernale di fatto mai partita. Ma se all’assemblea altro grande assente è stato il clima (qui il resoconto), a Palazzo Crepadona è salito finalmente al centro della riflessione per analizzare il futuro dello sci a partire da soluzioni come le piste sintetiche. "L’investimento per la pista - spiega Ravagnan - rientra in un progetto più ampio di resilienza ormai inevitabile. Il tema non è se esiste il cambiamento climatico, ma come possiamo adattarci alle nuove frontiere che porta con sé".

 

Oltre a informazioni tecniche, come il colore verde acceso (imposto dalla normativa) e il rilascio di microplastiche, il focus è andato alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Non appare infatti attrattiva rispetto a un immaginario consolidato fatto di cime innevate. "Sicuramente - risponde Ravagnan - c’è una componente psicologica, che incide nella polemica e per la quale siamo abituati a vedere la montagna di successo come quella dove c’è neve. Tuttavia il cambiamento climatico uccide i sistemi rigidi e pensare di tornare a un modello anni Ottanta non funziona: perciò la pista sintetica è uno degli strumenti di transizione verso una modalità diversa di usare i comprensori al di sotto dei 1.900-2.000 metri".

 

La "neve verde" diventa quindi uno strumento di passaggio a una fase in cui la neve sciabile si trova solo a quote più elevate (finché resiste). "Nonostante il verde si scontri con l’immaginario collettivo - aggiunge - dobbiamo fare uno sforzo di accettazione: se vogliamo il contesto innevato dobbiamo cambiare attitudine e altitudine. Se invece riusciamo a costruire un progetto che inserisce la neve sintetica dentro altri servizi, riusciamo ad avere un comprensorio a bassa quota dove è possibile un altro tipo di esperienza".

 

Ravagnan difende dunque l’idea di uno sci infrastrutturale, ma il dubbio di una sorta di accanimento terapeutico non manca. "Il fatto che ci sia un pubblico che si aspetta di fare determinate cose in montagna - ribatte Varotto - porta a costruire attrazioni sempre più indifferenti al dove, tanto che la pista da sci c’è anche a Dubai, ma che si parli di resilienza mi lascia perplesso. Resilienza significa sopravvivere inventandosi qualcosa per sostituire modelli non più sostenibili: siamo resilienti nel momento in cui continuiamo a fare, con altri materiali, un’attività oggi non sostenibile e magari con un’impronta carbonica altissima?"

 

"Il progetto di adattamento - risponde Ravagnan - non si concentra solo sulla pista sintetica. Le persone vogliono ancora sciare e, pur non dovendo dare loro solo ciò che desiderano, dobbiamo avvicinarci a una transizione per la quale serve tempo".

 

Ancora solo turismo quindi? Come osserva Varotto, l'economia turistica non sempre favorisce la sopravvivenza delle comunità montane. "In molti comprensori - spiega - tale monocultura rende viva la montagna solo durante la stagione e pensare alle piste sintetiche come transizione implica rimanere dentro questo modello. Si tratta di strategie: la transizione può andare nella direzione di continuare a fare la stessa cosa, cambiando semplicemente materiale, o verso l’abbandono un’impostazione monoculturale per una montagna che si appoggia ad attività diverse. Certo è più difficile, ma sicuramente più sostenibile".

 

E se è ora di ammettere che in Nevegal non sarà mai più sostenibile sciare, è altrettanto vero che serve una strategia di lungo respiro. "Il nostro obiettivo - conclude Ravagnan - è avere più attività e servizi per destagionalizzare. Non stiamo facendo qualcosa di rigido rispetto al passato, ma l’esatto contrario. Il problema è che non ce ne date il tempo: siamo contro un’opinione pubblica che si è messa di traverso e non dà il tempo fisiologico agli investitori per passare da un Nevegal morto a uno che torna a vivere".

SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
| 02 maggio | 19:00
Un'uscita nel cuore piemontese del Parco nazionale del Gran Paradiso: da Campiglia Soana al santuario di San [...]
Alpinismo
| 02 maggio | 18:00
"Gli Appennini non sono le Alpi, e non devono esserlo. Le quote sono più basse, le pareti meno imponenti, [...]
Attualità
| 02 maggio | 13:00
"Le aree del margine - da quelle interne alle montagne, fino al pedemonte e ai piccoli comuni a bassa densità [...]
Contenuto sponsorizzato