Quasi 1000 persone all'après-ski mandano in tilt il comprensorio sciistico (fino a 4 ore di attesa per scendere). Il gestore respinge le accuse: "Parlare di disagi gravi è fuorviante"

Quasi mille persone per una festa a 1.400 metri sono o non sono un nuovo modo di vivere la montagna come uno spazio sempre più simile a un'arena da intrattenimento? Il gestore si difende dalle critiche: "L'alta affluenza è una notizia positiva e porta benefici economici al territorio"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Quasi mille persone per un après-ski al rifugio La Cotaline, a 1.400 metri di altitudine sul Monte Catria, hanno letteralmente mandato in tilt l’intero comprensorio sciistico ubicato sull’Appennino umbro-marchigiano. È accaduto domenica scorsa.
Tre ore di attesa già dal mattino per salire, fino a quattro ore per scendere dopo il tramonto, temperature scese nel frattempo fino a -11 gradi, senza contare svenimenti e tensioni tra i presenti a far da corollario. La cabinovia biposto, pensata per flussi più contenuti, non è riuscita a smaltire l’affluenza mandando in crisi l’intera struttura. La cronaca, nuda e pura, è possibile recuperarla sulle colonne del Resto del Carlino di Pesaro. L’articolo è a firma di Giacomo Sabbatini.
Il gestore chiamato in causa si difende e respinge ogni accusa. "I carabinieri forestali erano presenti e non hanno rilevato problemi. Parlare di disagi gravi è fuorviante: l'alta affluenza è una notizia positiva e porta benefici economici al territorio".
Che la montagna stia diventando il teatro di una contraddizione tutta contemporanea in cui la sacrosanta ricerca di libertà si trasforma in una molto più prosaica congestione di massa è evidente.
Anche sul nostro giornale, senza scomodare la celebre influencer di Roccaraso, ne abbiamo parlato a più riprese.
Qualche giorno fa, completamente in un altro scenario e su tutt’altro versante del nostro appennino, raccontavamo dell’ambulanza bloccata nel traffico a Campo Felice a causa dell'overtourism. Anche in quell’occasione un afflusso turistico massiccio che ha generato code, disagi e momenti di vero e proprio caos nel mezzo di un’emergenza.
L’episodio accaduto sul Monte Catria è l’ulteriore segnale di un fenomeno che non riguarda più solo le grandi località alpine, ma pure i "poveri" Appennini, i comprensori minori, i rifugi a mezza costa.
Quasi mille persone per una festa a 1.400 metri sono o non sono un nuovo modo di vivere la montagna sempre più simile a un’arena da intrattenimento?
Negli ultimi anni sui territori montani c’è stato un aumento costante della pressione turistica. Parallelamente, le cronache dei giornali locali ne sono zeppe, assistiamo a un aumento degli usi improvvisati della montagna. Si arriva in quota con la convinzione che tutto sia fruibile, regolato, sicuro, prevedibile… Ma quando la montagna viene trattata alla stregua di un palcoscenico, il rischio non è solo la coda o la frustrazione, ma la perdita del significato stesso di montagna.
Resta da stabilire, se dalla vicenda del Catria vogliamo trarne una morale, quale idea di montagna desideriamo tramandare.
Immagine di apertura: foto di archivio di un'apres-ski sul Catria e l'articolo uscito su Il Resto del Carlino













