Cos’è un ghiacciaio? Una domanda all'apparenza banale, ma la risposta non è scontata

L’estate è sicuramente il periodo caldo per i ghiacciai, in tutti i sensi. Il calore estivo, sempre più intenso a causa del cambiamento climatico antropogenico, li aggredisce proprio in questa stagione. Inoltre è sempre in estate che gli operatori glaciologi raggiungono i ghiacciai per compiere monitoraggi e misurazioni, dando notizia circa lo stato di salute dei giganti di ghiaccio. La nuova rubrica glaciologica de L’AltraMontagna inizia dalla domanda più semplice: cos’è un ghiacciaio?

Con questo articolo ha il via la nuova rubrica di glaciologia I ghiacciai raccontano che troverà spazio su L’Altra Montagna nei prossimi mesi. Il titolo riprende quello del libro pubblicato nel 2024 (I ghiacciai raccontano di Giovanni Baccolo – Edizioni People) per raccontare l’importanza dei ghiacciai disseminati qua e là per il pianeta e per la nostra specie. Alcuni degli articoli pubblicati nella rubrica prenderanno ispirazione dai capitoli del libro, altri svilupperanno temi nuovi e diversi.
Il primo argomento affrontato dalla rubrica è la domanda glaciologica fondamentale: cos’è un ghiacciaio? Per rispondere possiamo rifarci all’elegante definizione che coniò Bruno Castiglioni, fratello maggiore di Ettore Castiglioni ed insigne glaciologo - nonché geografo e geologo - attivo nel periodo tra le due guerre:
«Ghiacciaio è ogni massa di neve o ghiaccio, in cui si distinguono una parte su cui ogni anno si accumula più neve di quella che può sciogliersi (zona di alimento, bacino collettore, nevaro, vedretta), ed un’altra, complessivamente più bassa della prima, su cui può fondere più neve di quanta se ne accumula (parte ablatrice, corpo di discesa)».
Questa descrizione è nel panorama italiano la prima definizione di ghiacciaio che non fa riferimento a una semplice soglia dimensionale per distinguere i ghiacciai dai nevai o dai glacionevati (ci sarà modo nelle prossime settimane per approfondire il significato di questi termini). Castiglioni elaborò una definizione incentrata sulla descrizione di processi quantificabili, non su soglie arbitrarie di incerto significato. Una cosa che mi ha sempre affascinato di questa definizione - apparsa in un articolo del 1925 sul Bollettino del CAI - è che a ispirarla non furono i grandi ghiacciai delle Alpi Occidentali o Centrali, bensì le minuscole gemme di gelo un tempo incastonate nei recessi ombrosi delle Dolomiti. Doveroso notare come Castiglioni abbia utilizzato il termine sciogliersi invece che il più rigoroso fondere (per un ripasso sull'uso di questi termini rimandiamo a un precedente articolo).

Cerchiamo però di comprendere il significato delle parole di Castiglioni. Per parlare di ghiacciaio dobbiamo avere due elementi: un bacino di accumulo e una regione di ablazione. Il bacino di accumulo è la parte in quota del ghiacciaio, dove la neve che cade in un anno è maggiore di quella che se ne va a causa della fusione. Il bacino di accumulo è quindi quella parte di ghiacciaio dove esso produce nuovo ghiaccio. Per usare una metafora, è dove il ghiacciaio trae nutrimento dalle precipitazioni nevose. Al contrario la regione di ablazione -ablazione è il termine glaciologico che racchiude tutti quei processi capaci di portare via massa ai ghiacciai - è la parte di ghiacciaio dove la quantità di neve e ghiaccio persa su base annua è maggiore rispetto a quella di neve deposta. Se la regione di accumulo è quella che dà da mangiare al ghiacciaio, la regione di ablazione è quella che invece porta via massa al ghiacciaio.
Per completare la descrizione del ghiacciaio minimo rimane un elemento: il movimento. Trasferire il ghiaccio prodotto nel bacino di accumulo alla parte bassa dell’apparato glaciale richiede un lento fluire del ghiaccio da monte a valle. Senza dinamismo non è possibile parlare di ghiacciaio.
E con questo ultima precisazione abbiamo descritto tutte le caratteristiche fondamentali dei ghiacciai. Per concludere introduciamo alcuni termini - oltre ad ablazione e bacino di accumulo - ricorrenti nel panorama glaciologico e che troveranno largo impiego nelle prossime puntate della rubrica:
- Albedo: è la capacità di riflettere la luce solare di una superficie. Varia tra 0 (superficie nera completamente assorbente) e 1 (superficie bianca perfettamente riflettente).
- Crepaccio: spaccatura del ghiaccio prodotta dal fluire di un ghiacciaio verso valle;
- Fronte: la superficie inferiore che delimita la porzione più bassa di un ghiacciaio;
- Linea di equilibrio: quota dove si verifica una condizione di equilibrio tra neve depositata e ghiaccio perso attraverso l’ablazione. Distingue il bacino di accumulo dalla regione di ablazione;
- Morena: deposito di sedimenti trasportati e accumulati da un ghiacciaio.
- Seracco: blocco di ghiaccio originariamente separato da un crepaccio che è rimasto isolato e pericolante rispetto alla massa principale del ghiacciaio.
In apertura il ghiacciaio di Clariden, nelle Alpi Glaronesi (Svizzera). Si tratta di uno dei ghiacciai studiati da più tempo sull'arco alpino.

Una rubrica a cura di Giovanni Baccolo, ricercatore che si occupa di glaciologia e scienze della Terra negli ambienti freddi presso l'Università degli Studi di Roma Tre. I suoi interessi vanno dai ghiacciai polari ai terreni montani in quota. La passione per i mondi ghiacciati e per la divulgazione trovano spazio nel suo blog Storie Minerali. Fa parte del Comitato Glaciologico Italiano ed è membro della commissione scientifica del Servizio Glaciologico Lombardo e del comitato scientifico de L'Altra Montagna. Il titolo della rubrica riprende quello del libro pubblicato nel 2024 (I ghiacciai raccontano – Edizioni People) per raccontare l’importanza dei ghiacciai per il pianeta e per la nostra specie.















