Prima la valanga umana precipitata nelle fabbriche della pianura, poi luogo di villeggiatura, infine l'abbandono: una comunità intera al lavoro per far rinascere la valle attraverso i sentieri

Qualche anno fa, i pochi rimasti in Val Malone - tra restanti e frequentatori assidui del weekend - si sono resi conto che la fitta rete di sentieri che da sempre caratterizzava la loro realtà stava per scomparire per sempre a causa dell’avanzare del bosco di invasione, e la presa d’atto è stata improvvisa: con i sentieri avrebbero perso anche la loro identità di luogo. L’Associazione Sentieri Alta Val Malone, nata nel 2015 da 45 soci fondatori, conta presto 800 nuovi soci e oltre 60 volontari operativi, che due volte a settimana si ritrovano a turno sui sentieri per fare manutenzione

C’è chi dice no. C’è chi dice no all’Obiettivo 4 del nuovo Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne approvato dal Governo che recitava: “Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile” delle nostre montagne. E sono in tanti. Come le Associazioni di borgata della Valmalone, più nota come Valle di Corio, dal nome del principale comune nelle Alpi Graie meridionali, in Città metropolitana di Torino, che un giorno si sono svegliate in frazione Piani Audio e vedendo gli amici dirimpettai di frazione Ritornato, dall’altra parte del vallone, non sono riusciti a raggiungerli per prendere un caffè insieme perché lo storico sentiero di collegamento si era ormai perso. Decidono allora che è giunta l’ora di fare qualcosa per ripristinare la storica rete viaria pedonale che, da sempre, ha unito le due realtà, e partono con roncole e decespugliatori.
La Valmalone prende il nome dal torrente che la attraversa, ed è dominata dall’antico comune di Corio, ai confini tra le Valli di Lanzo e l’Alto Canavese. Situata nell’anfiteatro morenico che caratterizza quest’area, la valle si allarga a ventaglio sull’altipiano delle Vaude, ai piedi dei monti Soglio, Angiolino ed Uja, ed ha una fitta rete di oltre 200 borgate, frazioni e case sparse, un tempo collegate tra loro: Case Aggiorgio, Trinità, Piano Audi, Case Rughet, case Picat, le Artè, Cudine, Ritornato, Case Amasi, San Giovanni, Case Gianinet, Case Bel e tante altre. Gruppi di case che per secoli hanno visto donne e uomini percorrere la rete sentieristica che li teneva in comunicazione grazie all’operosità di quello che era un centro di attività artigianali per la lavorazione dei metalli, la produzione di lena e carbone e la tessitura di canapa che dava di che vivere a oltre 9000 persone, di cui almeno 6000 dislocate nelle borgate di montagna; lungo i torrenti sorgevano segherie, fucine, mulini e opifici che sfruttavano l’energia idrica, prima che carbone e fonti fossili prendessero il sopravvento. E come tante altre aree delle Alpi italiane, a partire dalla fine dell’800 la Valmalone è stata investita dalla valanga umana che è precipitata a valle nelle fabbriche della pianura, ricevendo in cambio come premio di consolazione la villeggiatura delle famiglie borghesi di Torino, che raggiungevano queste montagne per respirare aria fresca e godere dei paesaggi e della bellezza dei luoghi nei mesi estivi.
Nel XXI° secolo succede poi che anche la villeggiatura diventa un lontano ricordo, e le splendide ville storiche della borghesia torinese giacciono chiuse con le impannate sbarrate tutto l’anno. A questo punto i pochi rimasti, tra restanti e frequentatori assidui del weekend, si rendono conto che la fitta rete di sentieri che da sempre caratterizzava la loro realtà stava per scomparire per sempre a causa dell’avanzare del bosco di invasione, e la presa d’atto è stata improvvisa: con i sentieri avrebbero perso anche la loro identità di luogo.
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Riaprire i collegamenti diventa l’imperativo ed è allora che gruppi informali autofinanziati cominciano a far girare roncole e decespugliatori: il collegamento tra Piano Audi e Ritornato viene ripristinato e nel giro di poco tempo ricomincia ad essere frequentato da numeri sempre crescenti di escursionisti, curiosi e residenti, fissi e temporanei. Presi dall’entusiasmo e dall’amore per il loro territorio i volontari aprono altri sentieri, creando un anello restaurando persino le antiche passerelle in legno sui torrenti. Poi il progetto prende corpo, nuovi sentieri, nuovi volontari, nuovi ospiti innamorati dell’immenso patrimonio boschivo da godere a pochi chilometri dalla città: i lunghi frassini, le eleganti betulle, il pregiato rovere da opera, la robinia, i castagni ormai monumentali che per secoli hanno contribuito a sfamare i montanari con frutti e farine, e infine il faggio, nobile e austero, che caratterizza la Valmalone con i suoi boschi magici.
Nel 2015 nasce l’Associazione Sentieri Alta Val Malone, i tempi sono ormai maturi per un salto di qualità: la comunità intera di valle si unisce per portare avanti il progetto di rinascita che passa dai sentieri riconnettendo il territorio a passo lento preservandone il patrimonio paesaggistico e culturale. Si parte da 45 soci fondatori, rappresentanti di tutte le associazioni presenti sul territorio e delle maggiori borgate che nel giro di pochi anni raccolgono 800 nuovi soci, e oltre 60 volontari operativi, che due volte a settimana si ritrovano a turno attraverso il tam tam su pagina fb e gruppi whatsapp sui sentieri per fare manutenzione.
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"I sentieri recuperati oggi sono 45 – spiega Muro Salot, Presidente dell’Associazione Sentieri Alta Val Malone - costantemente manutenuti, dotati di segnaletica orizzontale e verticale, tutti inseriti in una cartografia che viene aggiornata annualmente, dove sono descritti con altimetria, tempi di percorrenza e difficoltà, i vari itinerari. Il pieghevole è presente gratuitamente in tutti gli esercizi commerciali della nostra valle". Sono state create anche cartografie dedicate alla mountain bike e al trekking. Su questi strumenti vengono inseriti i luoghi dove mangiare e pernottare, i posti tappa, i negozi dove acquistare prodotti locali, strutturando un’economia che corre lungo i sentieri. Con il progetto “Ogni sentiero racconta una storia” si offre al visitatore una narrazione del territorio curiosa e accattivante.
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La Valmalone diventa meta di un turismo di camminatori e mountainbikers attenti e consapevoli, che si interfacciano con abitanti e attività locali. Ma anche meta di educazione ambientale per le tante classi di allievi delle scuole del circondario che trovano nella valle di Corio una splendida aula naturale a cielo aperto.
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Nel 2019 l’Associazione sentieri Alta Val Malone riceve il prestigioso riconoscimento della Bandiera Verde di Legambiente, per la sua connotazione di progetto di sviluppo locale capace di costruire “Sentieri per andare lontano”. Nel 2023 giunge il premio “Luisa Minazzi, ambientalista dell’anno”, a ulteriore conferma della bontà del progetto di comunità. "Attualmente le ore di lavoro annuali dei nostri volontari sono salite a 7000 – conclude Mauro Salot – e sono ore che tutti noi dedichiamo gratuitamente alla comunità, vera grande ricchezza della Valmalone". Una comunità montana che non ha nessuna intenzione di abdicare ad uno “spopolamento irreversibile”, ma che cerca invece nuove strade di sviluppo sostenibile passando per un patto città-montagna che vede tutti coinvolti nel tentativo di recuperare la coscienza di luogo, aprendosi ad un turismo amico capace di interagire positivamente con territorio.
Per informazioni: www.sentierivalmalone.it

Siamo ancora abituati a pensare alla montagna come luogo di svago delle città e della pianura che, bontà loro, sostengono le economie d’alta quota attraverso il turismo di massa e la frequentazione. Ma così non è più, si sbagliano e di grosso giornali e riviste, e noi de L’Altramontagna vogliamo raccontarvelo per primi, dando il via ad una vera e propria contro-narrazione che si appoggia sull’approfondimento dei tanti esempi emblematici presenti nei Dossier delle Bandiere Verdi di Legambiente. Una rubrica a cura di Maurizio Dematteis














