Presa Diretta (Rai 3) dedica una puntata ad alberi e foreste: molti stimoli, ma anche tante pesanti assenze in una narrazione che spinge alla polarizzazione

In prima serata su Rai 3 è andata in onda una puntata di “Presa Diretta” dedicata ad alberi e foreste. Dedicandomi a tempo pieno alla divulgazione di questi temi l’ho guardata con molto interesse, cercando di andare anche oltre ai singoli argomenti proposti per individuare il filo narrativo scelto per raccontare un tema così complesso e ricco di sfaccettature (deformazione professionale, chiedo venia!). Ancora una volta la narrazione televisiva sul complesso tema forestale ha evidenziato delle grandi assenze

Domenica 27 aprile, in prima serata su Rai 3, è andata in onda una puntata di “Presa Diretta” dedicata ad alberi e foreste.
Dedicandomi a tempo pieno alla divulgazione di questi temi l’ho guardata con molto interesse, cercando di andare anche oltre ai singoli argomenti proposti per individuare il filo narrativo scelto per raccontare un tema così complesso e ricco di sfaccettature (deformazione professionale, chiedo venia!).
Una lunga premessa sulla cosiddetta "intelligenza vegetale", sulla "comunicazione tra le piante" e addirittura sulla loro "coscienza" - temi trattati senza contraddittorio nonostante siano molto dibattuti e contestati da una parte consistente della comunità scientifica - è stata l’antipasto perfetto per poi lanciare un servizio sul degrado forestale in atto in Romania e sulla criminalità ad esso connessa. Sono seguiti altri servizi sugli effetti negativi del cambiamento climatico sulle nostre foreste, sul monitoraggio attraverso strumenti innovativi, e non è mancato il caso positivo, pescato però molto lontano da noi: gli investimenti nel verde urbano della città di Medellin, in Colombia.
Tanti stimoli, molto interessanti nel loro complesso (anche se non sempre approfonditi a dovere), che hanno restituito un messaggio chiaro, coerente e trasversale all'intera puntata: “Dobbiamo amare e salvaguardare alberi e foreste, perché possono contribuire a salvarci”.
Un messaggio che ovviamente non può che trovarmi d’accordo in linea generale.

Mi limito però a segnalare come ancora una volta la narrazione televisiva sul complesso tema forestale - anche se di stampo giornalistico, come in questo caso - abbia evidenziato delle grandi assenze.
Una prima grande assente è stata la materia prima rinnovabile che da sempre accompagna l'umanità: il legno. Se n'è parlato appena e praticamente solo in modo negativo, legandola esclusivamente al disboscamento, al degrado, alla criminalità. Nessun accenno al fatto che anche il legno può contribuire alla transizione ecologica. Nessuna spiegazione sulla differenza che esiste tra disboscamento e gestione sostenibile.
Un'altra grande assente è stata infatti, non a caso, proprio la gestione forestale sostenibile, quella che può permetterci di salvaguardare la presenza delle foreste garantendoci anche il godimento di beni e servizi. Dalla puntata è sembrato che le foreste possano essere conservate oppure distrutte: bianco o nero, nessuna sfumatura intermedia. E invece è proprio nelle sfumature, quelle che più spesso si trovano sulle nostre montagne, che si può ricercare quell’equilibrio su cui è urgente discutere e lavorare assieme, anche a partire da punti di vista differenti.

Altri grandi assenti sono stati infine i dati sulle foreste italiane. Nessun accenno al fatto che sono raddoppiate in superficie nell'ultimo secolo, che abbiamo in Italia oltre il 30% del territorio boscato all’interno di aree protette, che abbiamo una Strategia Forestale Nazionale, che stiamo censendo (per tutelarli) i boschi vetusti e i boschi monumentali. Nessun accenno anche al fatto che facciamo anche selvicoltura, tagliando anche alberi, ma seguendo leggi e regolamenti per generare beni e servizi fondamentali per la società. Lo potremmo fare meglio di ora in alcuni casi? Anche da noi ci sono esempi di mala gestione e illegalità? Certo che sì, e se ne sarebbe potuto discutere in modo serio.
Ma di tutto questo, ancora una volta, non si è parlato. Troppo complesso forse, troppo tecnico, poco emozionante? Molto più probabilmente troppo sfumato, non adatto a una narrazione che sempre più spesso privilegia la polarizzazione, se non addirittura il sensazionalismo.

È davvero un peccato perché è proprio lì, nella comprensione della necessità di un rapporto rispettoso, ma anche attivo e pragmatico, che si gioca il legame sostenibile tra l’umanità, gli alberi, le foreste e i territori rurali, specialmente collinari e montani nel nostro caso.
“Dobbiamo amare e salvaguardare alberi e foreste, perché possono contribuire a salvarci”: questo il messaggio che la puntata di Presa Diretta ha confezionato, con uno schema narrativo preciso e ben collaudato, che ha scelto di portare tanti stimoli ma anche di omettere molte informazioni.
“Dobbiamo amare, salvaguardare e gestire alberi e foreste, perché è dall’interazione sostenibile tra noi e loro che derivano quei servizi ecosistemici di cui necessitiamo ogni giorno”: questo il messaggio, leggermente più complesso, che avrei preferito ascoltare in Rai, in prima serata.


Gli alberi ci accompagnano da sempre: per noi esseri umani hanno significato e tutt'ora significano casa, cibo, materia prima, medicina, energia, ma anche spiritualità, simbolismo, cultura...
Questo legame profondo e antico, tuttavia, non è affatto immutabile: cambia continuamente al modificarsi delle nostre società. Per questo è interessante osservare e provare a comprendere come viviamo il nostro rapporto quotidiano con gli alberi. In questo Blog il giornalista e dottore forestale Luigi Torreggiani, membro del Comitato scientifico de L'Altramontagna, lo fa attraverso aneddoti personali, racconti o analizzando fatti di cronaca. Un modo per tenere viva una connessione, quella tra gli alberi e noi, che rischiamo tanto di dimenticare quanto di caricare di stereotipi, precludendoci così uno sguardo lucido su elementi necessari per moltissimi aspetti della nostra vita.















