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Ambiente | 03 agosto 2025 | 12:00

Due alberi dai nomi buffi, ormai quasi sconosciuti: piccole grandi perle nei boschi di collina e montagna

Alberi dimenticati # 16 / ForestPaola ci introduce a due specie dimenticate da molti e caratterizzate dalle strane forme a ombrello dei loro frutti

scritto da Paola Barducci
Festival AltraMontagna

Questa volta voglio proprio stupirvi, con ben due alberi speciali, conosciuti da pochissime persone, ma che potreste aver incontrato in qualche passeggiata boscosa. Appartengono ambedue al genere Sorbus, di cui vi ho deliziato già con il sorbo domestico, il primo albero dimenticato di questa piccola rubrica.

 

Ma se il primo era specie tipica dell'ambiente agricolo, questi invece amano il bosco. Signore e signori, ecco a voi il ciavardello, nome scientifico Sorbus torminalis e il farinaccio, Sorbus aria.


Bellissimo esemplare di ciavardello nel periodo autunnale prima che perda le foglie (Foto Rainer Lippert - Wikimedia Commons

Si tratta di alberi che vegetano nel piano collinare, spingendosi tuttavia anche a quello montano, fino agli 800 metri di quota circa. Per questo sono più diffusi nelle zone appenniniche, mentre sulle Alpi si arrampicano con moderazione, in associazione a specie eliofile quali querce e carpini.

 

Potrebbero anche passare inosservate, ma hanno una foglia e un frutto davvero peculiari: e allora andiamo assieme a scoprirli!

 

Se nel genere Sorbus le altre specie più famose (come il sorbo domestico o il sorbo degli uccellatori), hanno foglie composte da tante foglioline frastagliate, il ciavardello, assieme al suo fratellastro farinaccio, hanno deciso che la foglia è unica e pelosa. Ma se nel farinaccio, detto anche sorbo montano, pur avendo il margine seghettato la foglia è di forma ovale, nel ciavardello si presenta con 7 lobi triangolari e appuntiti, due dei quali alla base opposti, come una sorta di manina...ma a sette dita! La peluria ne caratterizza soprattutto la pagina inferiore, anche se è riscontrabile anche nei frutti: talvolta i peli servono! Di sicuro ai botanici quando devono identificare una specie...


Differenza fra le foglie del ciavardello (a sinistra) e del farinaccio (a destra) (Foto Rolf Schulze - Wikimedia Commons

I fiori sono riuniti non a grappolo bensì, come si dice in botanica, a corimbo: sono fiori piccoli che, pur partendo da punti differenti, attraverso uno stelo più o meno lungo raggiungono la stessa altezza. Un esempio facile di corimbo? L'infiorescenza della carota o della temibile cicuta!


Infiorescenza del farinaccio (Foto Isidre Blanc - Wikimedia Commons)

Di conseguenza, anche i frutti avranno la stessa disposizione: piccoli pomi ovoidali di circa un centimetro di grandezza che a maturità hanno una colorazione rosso arancio nel farinaccio, più bruno ruggine nel ciavardello.

 

E se vi dicessi che si possono anche mangiare? Come spesso ormai accade nei miei racconti, anche per queste due specie il frutto è edibile dopo l'ammezzimento, un’attesa di qualche mese generalmente nascosti nella paglia. Ma perché nutrirsi di questa specie? Questo in effetti è il motivo principale per cui ormai sono sconosciuti, seppur tanto utilizzati in passato. Il farinaccio veniva utilizzato nei periodi difficili proprio come fonte di alimentazione, mentre il ciavardello (come dice il suo nome specifico torminalis) per curare le coliche e i mal di pancia.

 

Però... sappiate che io li ho testati per voi e adesso che sono adulta posso tranquillamente affermare che, seppur non abbiano un gusto molto consono al nostro odierno palato, risultano davvero interessanti, con il retrogusto astringente che li contraddistingue e quella strana sensazione di pelosetto in bocca! 


Frutti del farinaccio (Anne Workman - Wikimedia Commons)

Insomma, si tratta di due specie che in tempi passati avevano le loro funzioni importanti, uno come fonte di cibo l'altro come specie medicamentosa, ma erano anche apprezzati per il loro legno, duro e compatto, che veniva utilizzato anche per piccoli oggetti in liuteria date le proprietà acustiche. In altri Paesi d'Europa, come la Francia, specie come il ciavardello sono ancora molto ricercate per il loro legno caratteristico e gli artigiani sono disposti a pagare cifre importanti per accaparrarselo. 

 

Recentemente li ho trovati in qualche giardino, in cui soso stati piantati per la bellissima varietà di colori che sanno esprimere, fra le foglie verdi e argentee che virano in un bellissimo arancione durante l'autunno, le infiorescenze bianche e i piccoli frutti raccolti ad ombrellino rosso-bruni. Potrebbero fare una degna concorrenza al corbezzolo, vi ricordate perché?

 

 

 

Foto di copertina: Bernd Haynold e Anne Workman - Wikimedia Commons

il blog
Paola Barducci - "ForestPaola"

Dottoressa forestale libera professionista e Accompagnatrice di territorio del Trentino.

Nata a Firenze, vive in Trentino nella piccola Valle dei Mòcheni. Qui si occupa di boschi 365 giorni all'anno, per questo tutti ormai la chiamano solo "Forest".

Racconta la sua vita nella media montagna, il suo duplice lavoro di dottoressa forestale e di divulgatrice ambientale, il tutto sempre con un sorriso.

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