Sembrano cipressi, ma non lo sono: la storia degli alberi a forma di fiamma di candela che prendono il nome dalla nostra nazione (ma che sono anche "emigrati" in Francia)

Alberi dimenticati #10 / ForestPaola ci racconta la storia di un albero iconico, caratterizzato dalla sua forma e spesso ingiustamente additato da chi soffre di allergie

Chissà quante volte girellando nelle campagne, ma anche in città, avrete notato questo albero dalla lunga chioma a forma di fiamma di candela.

Da lontano, si sa, la vista può farci cadere in tranello e magari l’avrete catalogato come l’ennesimo cipresso, pianta iconica di talune regioni, Toscana in primis.
Ma agli occhi più esperti, e soprattutto avvicinandosi, è impossibile confondere le due specie, se non per una vaga somiglianza nella forma della chioma: infatti se nel cipresso le foglie sono squamiformi, minuscole (ognuna 1 mm di lunghezza) e parzialmente sovrapposte (i botanici le definiscono embricate), in questo albero la foglia è decisamente…una lati-foglia! E in quanto latifoglia caducifoglia, a differenza del cipresso (che è una conifera), d'inverno si denuda lasciando alla vista solo i suoi sami rivolti all'insù.
Di quale albero vi parlo oggi? Del Pioppo nero (Populus nigra), in particolare della una sua varietà, creata nel Settecento in Lombardia, chiamata Italica.
Il motivo di così tanto interesse non risiede nella sua scarsa presenza, anzi, lo si riscontra facilmente lungo i corsi d’acqua, come ornamento di viali, ma anche a creare una barriera frangivento nelle zone agricole proprio per la sua forma così caratteristica. La sua presenza in quest’elenco di alberi dimenticati è dettata dal fatto che ormai abbiamo scordato di chiederci se alcune specie vegetali hanno una storia da raccontare, una storia che intreccia vicende di piante e di esseri umani. Ed è proprio questo il caso del pioppo cipressino (così viene chiamato volgarmente).
E allora cerchiamo di rimediare prontamente a questa memoria fallace e impariamo innanzitutto a riconoscere il pioppo nero varietà italica. Si caratterizza per la sua corteccia grossa, screpolata e... nera (sennò perché avrebbe questo nome?); per le sue foglie romboidali con lunga punta, a margine seghettato e un picciolo piuttosto lungo anche fino a 7 centimetri; le sue gemme sono scure e affusolate ma soprattutto sono appiccicose, per una sostanza vischiosa che viene emessa a protezione. La sua principale caratteristica però resta il portamento: colonnare, con rami eretti che puntano verso l’alto (per questo si dice pianta fastigiata) ma molto attaccati al tronco.

Il pioppo cipressino, come altri del suo genere, è poi una specie dioica: esistono quindi piante che portano solo fiori maschili e altre che portano esclusivamente fiori femminili. Ma se andrete vicino vicino a questo albero, specie nei viali piantati, molto facilmente vi accorgerete che saranno…solo alberi maschi! Sapete perché? Proprio per l’ultima caratteristica citata, gli esemplari maschili non avranno i frutti (prerogativa delle piante femmine) che nei pioppi sono quei piumini fastidiosetti, chiamati botanicamente “pappi”. Essi non solo determinano un simpatico scioglilingua (il pappo del pioppo), ma anche qualche inconveniente di salute, anche se solo indirettamente. Molte persone pensano infatti di essere allergiche a questi piumini, non sapendo che in realtà l’unica colpa di queste batuffolose infruttescenze è quella di trasportare i pollini di altre piante allergeniche.

Ma adesso un po’ di storia non ve la leva nessuno!
Sappiate infatti che nella mitologia greca i pioppi sono nati dalle Eliadi, le sorelle di Fetonte: questo ragazzetto rubò il carro del sole per farci un giro, rischiando però di bruciare la Terra e per questo venne ucciso da Giove. Il suo corpo cadde nel fiume e le sorelle, accorse e distrutte dal pianto, furono trasformate da Giove in alberi; da qui il motivo per cui è facile trovare il pioppo vicino all’acqua, ma anche il fatto che in primavera è meglio non sostare molto sotto queste piante, perché è facile essere bagnati dalle lacrime delle Eliadi, ossia dalle sostanze vischiose delle gemme.
Infine è colpa o onore al merito di Napoleone se il pioppo cipressino è così diffuso lungo i viali francesi: dopo averti scoperti e ammirati nella loro forma slanciata, li fece infatti piantare affinché le sue truppe avessero un’ombreggiatura dal calore estivo (ve l’ho già detto che è specie a rapidissimo accrescimento?).
Ultima curiosità, sempre collegata ai nostri vicini francesi (ma anche ad un grande artista nostrano): se mai vi dovesse capitare di andare al Louvre e ammirare la Gioconda di Leonardo da Vinci, ebbene sappiate che il dipinto più famoso al mondo non è stato realizzato su tela, ma direttamente su legno di… pioppo!

Foto di copertina: WeeJeeVee - Wikimedia Commons

Dottoressa forestale libera professionista e Accompagnatrice di territorio del Trentino.
Nata a Firenze, vive in Trentino nella piccola Valle dei Mòcheni. Qui si occupa di boschi 365 giorni all'anno, per questo tutti ormai la chiamano solo "Forest".
Racconta la sua vita nella media montagna, il suo duplice lavoro di dottoressa forestale e di divulgatrice ambientale, il tutto sempre con un sorriso.















