Un albero dalle specie difficili da riconoscere a causa dell'amore. È amato dai tedeschi e i fiori dolci conciliano il sonno

Alberi dimenticati # 17 / Forestpaola ci svela un albero dal legno bianco e tenero adatto a realizzare piccoli oggetti come i giocattoli dei bambini. L’infuso ottenuto dai dolcissimi fiori ha proprietà lenitive e rilassanti

Vi piacciono i cuoricini? Allora restiamo sul filone e raccontiamo un altro albero che ha una tipica foglia cuoriforme e che sicuramente conoscete di più del precedente ontano napoletano: oggi parliamo del tiglio.

Sarebbe però troppo facile dire semplicemente tiglio, infatti nel mondo esistono ben trentuno specie del genere Tilia; in Italia ne abbiamo due, il tiglio selvatico, Tilia cordata, e il tiglio nostrano, Tilia platyphyllos.
Queste due specie si differenziano per alcuni caratteri, come la dimensione delle foglie e del frutto; ma a peggiorare le cose ci si mette... l’amore, poiché le due specie possono ibridarsi e dare vita al tiglio comune, o tiglio europeo o tiglio intermedio, Tilia x europaea. Insomma, di fronte a un tiglio, a meno di non essere esperti botanici, saremo sicuri solamente del genere (che comunque è già una bella conquista per molti di noi).
Anche se sono convinta che almeno una volta nella vita abbiate incontrato un tiglio, andiamo ad osservarlo da vicino e scopriamone le caratteristiche principali, facendo riferimento ovviamente alle due specie più diffuse nella nostra nazione e considerando che l’ibrido avrà caratteristiche intermedie.
Si tratta di alberi che possono raggiungere anche 30 metri di altezza, ma molto più probabilmente li troverete di statura più contenuta perché sono utilizzati come piante ornamentali in giardini ma anche lungo viali e strade interpoderali. Il tiglio è sicuramente una specie molto amata dai tedeschi: se siete stati a Berlino avrete sicuramente passeggiato sul viale “Unter den Linden” (sotto i tigli), davanti alla Porta di Brandeburgo.
Due sono i caratteri distintivi e più facili di riconoscimento: la foglia, cuoriforme a margine seghettato, che misura 8-10 centimetri nel tiglio selvatico, anche 15 nel tiglio nostrano. Nella pagina inferiore della foglia sono presenti dei ciuffetti di peli, sugli incroci delle nervature, di color rossiccio nel tiglio selvatico, bianchi nel tiglio nostrano.

Se già la foglia è carina, il frutto è davvero delizioso, piccole capsule rotonde della dimensione di un pisello (più grandi nel tiglio nostrano) e chiamate dai botanici carceruli; questi frutti sono riuniti a gruppetti e dotate di una lunga ala che permette all’infruttescenza di volarsene lontano dalla pianta madre.
Il frutto è più grande nel tiglio nostrano, con cinque costolature evidenti, mentre quello del tiglio selvatico è più piccolo e facilmente si rompe schiacciandolo.
Come spesso vi ho raccontato, i peli aiutano notevolmente a identificare una pianta e quindi osservando i giovani rametti troverete che quelli del tiglio selvatico sono glabri, mentre quelli del tiglio nostrano sono pubescenti, coperti cioè da una fine peluria.

Questa pianta, adesso molto conosciuta soprattutto per l’ottimo miele che se ne ricava dall’operosa azione delle api domestiche, un tempo era molto utilizzata per il suo legno bianco e tenero adatto a realizzare piccoli oggetti di uso quotidiano, soprattutto per la cucina cucina, ma anche per i giocattoli dei bambini.
Può essere che in farmacia o nei supermercati abbiate trovato anche l’infuso di tiglio ottenuto dai dolcissimi fiori e che ha proprietà lenitive e rilassanti: nella mente ho ancora il dolcissimo ricordo di qualche anno fa quando accompagnando un gruppo di adolescenti trovammo fuori dal suo maso un anziano signore che con estrema delicatezza raccoglieva proprio i fiori di tiglio; con poche parole ce ne spiegò l’utilizzo, deliziandoci con un infuso preparato dalla moglie. Li ricordo ancora mentre salutandoci dalla porta del maso mi dissero: "Questa notte sarà tranquilla, dormiranno come angioletti!". Non andò proprio così, ma la causa non fu certo il tiglio e il suo dolce infuso.


Dottoressa forestale libera professionista e Accompagnatrice di territorio del Trentino.
Nata a Firenze, vive in Trentino nella piccola Valle dei Mòcheni. Qui si occupa di boschi 365 giorni all'anno, per questo tutti ormai la chiamano solo "Forest".
Racconta la sua vita nella media montagna, il suo duplice lavoro di dottoressa forestale e di divulgatrice ambientale, il tutto sempre con un sorriso.















