L'albero della dolcezza e della tenacia: una specie pioniera utilizzata anche nei rimboschimenti difficili

Alberi dimenticati # 15 / Forestpaola ci racconta un albero dalla provenienza meridionale che ha conquistato quasi tutta l’Italia con la sua forza e il suo "cuore" verde

Vi ricordate l’ontano nero, l’albero degli zoccoli o della città dei sospiri? Ve ne ho parlato nell'episodio numero 7 della rubrica dedicata agli alberi dimenticati. Ebbene, oggi vorrei raccontarvi una pianta appartenente allo stesso genere Alnus, ma ovviamente di una specie differente: l’ontano napoletano, nome scientifico Alnus cordata.

La parola Alnus sembra provenire dal celtico ad indicare la predilezione alle zone prossime all’acqua, quindi ci aspetteremmo di trovare questa specie lungo i corsi d’acqua o sulle sponde dei laghi. Effettivamente vegeta anche in questi luoghi, ma riesce a radicare molto bene pure su terreni nudi e argillosi.
Pertanto, lo troveremo in compagnia di ontano nero, pioppi e salici nel piano collinare e con castagno, faggio e pino laricio nel piano montano, soprattutto nelle tagliate o nelle zone aperte, essendo una specie pioniera. Insomma, è davvero forte l’ontano napoletano!
Il nome della specie, cordata, ci indica invece che dietro tutta questa forza si cela anche la bellezza, perché questa specie si riconosce abbastanza bene per la sua foglia a tipica forma di cuore, in latino cor-cordis. Un cuore di colore verde, ci mostra questa foglia liscia sulla pagina superiore, più chiara e pelosetta nella pagina inferiore.

I fiori dell'ontano napoletano sono differenziati in lunghi amenti maschili, simili a quelli del nocciolo, che sopraggiungono prima delle foglie a fine inverno, mentre quelli femminili sono piccoli e rossastri, da cui si origineranno poi, se fecondati, infruttescenze dalla strana forma: si tratta infatti di pseudostrobili dapprima verdi e poi legnosi e marroni, contenenti piccoli acheni alati, che si diffonderanno quindi col vento.

Il nome comune, ontano napoletano, evidenzia invece la sua provenienza: è infatti specie originaria del sud in particolare delle regioni tirreniche, Calabria e Campania in primis, ma è stato poi introdotto ovunque come specie ornamentale, per il suo bel portamento e la sua chioma ad andamento conico, che si muove ad ogni soffio di vento, ma, come anticipato prima, molto utilizzata anche nei rimboschimenti difficili riuscendo a vegetare su argilla e sassi, resistente anche agli incendi.
Il legno che deriva da questa crescita, spesso in luoghi ostili, è di colore rosso arancio, altamente durevole in acqua (come il suo fratellastro ontano nero) ma pessimo come legna da ardere.
Questa sua tenacia nella crescita deriva anche dalla simbiosi che il genere Alnus ha con batteri azotofissatori: nell’apparato radicale di questi alberi infatti il genere Frankia di batteri induce le radici a creare dei noduli, chiamati anche tubercoli: in questi nodi si insediano i batteri che riescono a nutrirsi di composti organici e sali minerali provenienti dagli ontani, cedendogli però in cambio composti azotati, che derivano dall’azoto atmosferico e che per le piante sarebbe impossibile catturare.

Insomma è proprio il caso di dire due cuori e una…radice no?
Immagine di apertura: Ontano napoletano, Alnus cordata, foto di Franz Xaver da wikimedia

Dottoressa forestale libera professionista e Accompagnatrice di territorio del Trentino.
Nata a Firenze, vive in Trentino nella piccola Valle dei Mòcheni. Qui si occupa di boschi 365 giorni all'anno, per questo tutti ormai la chiamano solo "Forest".
Racconta la sua vita nella media montagna, il suo duplice lavoro di dottoressa forestale e di divulgatrice ambientale, il tutto sempre con un sorriso.















