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Ambiente | 29 novembre 2025 | 12:00

Un vero "Rambo dei boschi", un duro: l'albero che non teme terreni poveri e sassosi, non gela agli sbalzi di temperatura. Perciò è molto amato nei momenti di difficoltà forestale

Alberi dimenticati #22 / Un albero che con due sottospecie è andato alla conquista dei boschi italiani: una che dal nord tende a scendere naturalmente poco, e l’altra che dal sud tende a risalire moderatamente lo stivale

scritto da Paola Barducci
Festival AltraMontagna

Esistono due alberi che hanno lo stesso nome, ma storie completamente differenti. La specie è il Pino nero (Pinus nigra) ma con due sottospecie accertate, ssp nigra, detto anche pino austriaco, e ssp laricio, chiamato pino laricio.

 

Il primo vegeta naturalmente nella zona nord-est delle Alpi, ma con l’azione umana si è diffuso dappertutto; il secondo domina le montagne della Sila, tanto da aver preso il nomignolo anche di pino silano.


Pino laricio (Wikimedia Commons)

Insomma abbiamo già capito che questo pino nero è davvero un duro, un vero "Rambo dei boschi", non teme terreni poveri e sassosi, non gela agli sbalzi di temperatura: è in effetti una specie fortemente pioniera, eliofila, e per questo molto amata nei momenti di difficoltà forestale. Il pino austriaco difatti è stato fortemente utilizzato nei rimboschimenti del secondo dopoguerra, in seguito alla deforestazione di ampie aree boscate alpine e anche per creare opportunità lavorative alle genti di montagna: addirittura nel 1952 fu promulgata una legge, denominata legge Fanfani dal nome del promotore, che favoriva i rimboschimenti in aree a forte rischio idrogeologico, abbinandoli ad importanti opere di difesa idraulica.

 

Il pino laricio invece pensate che dalla Calabria è salito fino alla Toscana, dove si riscontra un rimboschimento in provincia di Pisa che sembra essere di origine medioevale. Ed è così importante per la sua Regione di origine che fa parte del gonfalone della Calabria assieme al capitello dorico e due croci.

 

Ma come riconoscere questo pino dagli altri? E come distinguere l’austriaco dal silano? Vediamo di fare chiarezza.


Aghi di Pinus Nigra (Wikimedia Commons)

Il pino nero presenta sempre una chioma conica da giovane, più espansa allo stadio adulto-maturo. Ha preso il nome specifico "nero" perché moltissimi dei suoi organi hanno questa colorazione: infatti anche se gli aghi, riuniti a coppie, sono verdi scuro, hanno guaine scurissime che li avvolgono.

 

La visuale globale quindi della chioma è decisamente nerastra. A questa si somma la corteccia che da giovane è a placche con bordure rossastre, ma nella fase adulta diventa grigia con bordi neri. Anche gli strobili (le pigne) se inizialmente sono verdi, prendono poi una colorazione marrone scura con l’unghia della squama (la parte coperta superiore) nettamente nera. Insomma il nome trova una giustificazione nell'aspetto, che dite?


Pigna di pino nero (Wikimedia Commons)

E come distinguere il laricio dall’austriaco? Ci sarebbero dettagli ben evidenti ai botanici, come l’altezza, maggiore nel silano, la conformazione della chioma adulta, che nel laricio sembra costituita da tante nuvolette (scure) oppure dallo strobilo che matura in 2 nell’austriaco e 3 nel silano, ma indubbiamente è la distribuzione geografica che li rende difformi: uno che dal nord tende a scendere naturalmente poco, e l’altro che dal sud tende a risalire moderatamente lo stivale.

 

Ciò che potrebbe complicare la faccenda è chiaramente l’azione umana che come abbiamo visto ha portato il laricio in Toscana e l’austriaco in Abruzzo. Accipicchia che confusione!


Corteccia di Pinus nigra (Wikimedia Commons)

Queste due sottospecie sono comunque ancora presenti, ma dimenticate rispetto a qualche decennio fa: il pino nero austriaco attualmente forma popolamenti spesso puri, a causa dei pregressi rimboschimenti, e mostra in molti ambienti un graduale soverchiamento dalle specie che naturalmente sarebbero tipiche della zona: abbinata a questa forte concorrenza sussiste poi un problema di tipo fitosanitario, poiché è specie prediletta dalla processionaria del pino (Thaumatopea pithyocampa).

 

E il pino laricio che per secoli è stato utilizzato nei cantieri navali e per la produzione della resina? Vegeta adesso sulle montagne silane con esemplari di rara bellezza, testimoni muti di una selvicoltura ormai abbandonata.

il blog
Paola Barducci - "ForestPaola"

Dottoressa forestale libera professionista e Accompagnatrice di territorio del Trentino.

Nata a Firenze, vive in Trentino nella piccola Valle dei Mòcheni. Qui si occupa di boschi 365 giorni all'anno, per questo tutti ormai la chiamano solo "Forest".

Racconta la sua vita nella media montagna, il suo duplice lavoro di dottoressa forestale e di divulgatrice ambientale, il tutto sempre con un sorriso.

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