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Idee | 16 settembre 2025 | 12:00

"Che gli insulti denigratori provengano da insegnanti, istruttori di sci, ingegneri e medici, fa veramente ribrezzo". Lo sfogo del meteorologo Andrea Vuolo evidenzia una follia collettiva che pagheremo cara

Gli approdi accademici sono puntualmente inquinati da una dilagante e immotivata diffidenza collettiva per il sistema scientifico. Uno scetticismo alimentato da politici e da soggetti di varia natura (industriali, influencer, appassionati del complotto, …) interessati a speculare sulla disinformazione e sulla brama sociale di mantenere inalterato lo status quo. A farne le spese sono quegli studiosi che provano a comunicare i risultati delle loro ricerche, nella speranza di contribuire alla formazione di una società più solida e consapevole

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Eppure, prima del precipitare degli eventi e del dibattito pubblico, c’è stato un momento di grande speranza. Un fenomeno di respiro globale, che prendeva slancio ogni venerdì per chiedere ai politici di tutto il mondo di ascoltare la scienza; di calibrare le decisioni sulle mutate caratteristiche ambientali e climatiche.

Fridays For Future, ma non solo. Una fiumana di persone straripava periodicamente nelle strade e nelle piazze con una motivazione e un entusiasmo preziosi. La sorgente? Gli approdi scientifici, appunto. La fiducia era grande, tant’è che sono nati movimenti e associazioni dal nome bellissimo come Ci Sarà un Bel Clima - perché sintetizzava il desiderio di guardare al futuro seguendo un approccio propositivo.

 

È trascorsa appena una manciata di anni tuttavia, tra pandemie e guerre, ci troviamo a vivere una situazione diametralmente opposta, con gli approdi accademici puntualmente inquinati da una dilagante e immotivata diffidenza collettiva per il sistema scientifico. Uno scetticismo alimentato da politici e da soggetti di varia natura (industriali, influencer, appassionati del complotto, …) interessati a speculare sulla disinformazione e sulla brama sociale di mantenere inalterato lo status quo.

 

Declassare quotidianamente gli approdi scientifici a discorso da bar è una follia collettiva che pagheremo probabilmente cara.

Intanto, a farne le spese sono quegli studiosi che provano a comunicare i risultati delle loro ricerche, nella speranza di contribuire alla formazione di una società più solida e consapevole.

 

Tempo fa riprendevamo le lamentele della Società Meteorologica Italiana, aggredita da un “deleterio proliferare di affermazioni del tutto fuori luogo e spesso denigratorie” nei confronti della loro attività divulgativa.

Un caso, purtroppo, non isolato. In ambito meteorologico, gli sfoghi iniziano a susseguirsi numerosi. Dopo quello pubblicato dalla pagina Tornado in Italia, ieri a evidenziare la sensazione di malinconia e disagio è stato Andrea Vuolo – Meteo in Piemonte. Vuolo, seguitissimo, ha scritto:

 

Siamo stufi e amareggiati delle continue offese e vessazioni che stiamo ricevendo ormai da anni su qualsiasi post che abbia come tematica il cambiamento climatico e/o la cronaca di fenomeni meteorologici intensi, dinamiche meteo purtroppo sempre più protagoniste anche sul nostro territorio regionale. Che le offese arrivino da analfabeti funzionali (spesso nascosti da profili fake) e/o da complottisti del cambiamento climatico, a me non disturba più. Anzi, spesso ci rido sopra e passo poi direttamente alla cancellazione dei commenti e al ban definitivo dell’utente.

Ma che gli insulti e i messaggi denigratori (anche in privato) verso un meteorologo che da anni svolge la sua professione con la massima deontologia, provengano da insegnanti, istruttori di sci, ingegneri e medici, fa veramente ribrezzo… spesso da persone anagraficamente con quasi il doppio dei miei anni! Evoluzione che conferma sempre più la deriva socio-antropologica che stiamo vivendo e il pensiero di voler bloccare definitivamente (come già hanno deciso di fare alcuni colleghi) tutti i commenti ai post aventi tematiche a carattere climatologico e meteo-previsionale.

Qui nessuno è pagato per schierarsi verso o contro il cambiamento climatico. Io di mestiere sono un meteorologo e comunicatore scientifico e svolgo il mio lavoro analizzando e comunicando dati che sono verificati e incontrovertibili”.

 

Come reagire? È una domanda che sorge spontanea di fronte a un mondo che sembra aver perso la rotta. Una risposta si può incontrare proprio in quella parentesi di speranza, vissuta pochi anni fa: la sensibilità non è tramontata tuttavia, scomposta in numerose gradazioni di pensiero, è in buona parte scivolata in un’atmosfera fosca. Riacquisire la fiducia nella scienza, affinché torni a essere un collante sociale, potrebbe essere un modo per illuminare e, di conseguenza, allontanare le ombre da cui siamo circondati.

 

 

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