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Idee | 03 novembre 2025 | 06:00

"Che senso ha ‘sta porta finta? Per ammirare il lago non abbiamo mai avuto bisogno di strutture così". Un commento di due signore che invita a restituire valore alla fantasia

Questo il dialogo tra due fassane, di 92 e 87 anni, è stato catturato casualmente da una nostra lettrice mentre stava girando un video al lago di San Pellegrino. Creare tante piccole Disneyland montane rischia non solo di frammentare la continuità territoriale, ma anche di provocare una standardizzazione delle esperienze

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Che senso ha ‘sta porta finta? Ma queste son cose da cattedrale no? Non è possibile che un bel lago sia rovinato in questo modo. Siamo sempre salite qua per godere del lago, e per ammirare il lago non abbiamo mai avuto bisogno di strutture così”.

 

Questo il dialogo tra due fassane, di 92 e 87 anni, è stato catturato casualmente da una nostra lettrice mentre stava girando un video al lago di San Pellegrino, specchio d’acqua che, a 1894 metri di altitudine, in questi giorni alimenta col riflesso i colori dei boschi autunnali.

 

“Magari lo scambio può esservi di spunto per un articolo, ma vi chiedo di non pubblicare il video per mantenere l’anonimato”, specificava la lettrice nell’email.

 

In effetti, il commento delle due signore della Val di Fassa invita comunque a una riflessione. Soprattutto perché, prima dell’interruzione del video, hanno aggiunto:

 

“Ma forse siamo noi egoiste, perché il mondo non è nostro, è anche di chi vuole mettere queste cose qua. È anche di chi apprezza queste operazioni”.

 

L’ingresso può piacere oppure no, ciononostante sarebbe sbagliato esimersi dal commentare l’incontrollato proliferare di opere finalizzate a indirizzare lo sguardo dei visitatori, quasi a creare una sorta di scenografia capace di mettere l’accento su determinati luoghi.

 

La porta commentata dalle signore sembra trasformarsi in un diaframma interposto tra un prima e un dopo, tra un paesaggio di transizione e un paesaggio di approdo, tra marginale e rilevante. Varcarla – sembra suggerire con la sua presenza – significa proiettarsi in una dimensione a sé stante, pregna di significato, extra-ordinaria. Un po’ come l’ingresso di un parco divertimenti: la magia inizia una volta superato.

 

Tuttavia, creare tante piccole Disneyland montane rischia non solo di frammentare la continuità territoriale, ma anche di provocare una standardizzazione delle esperienze: dirottare in ogni contesto le sollecitazioni individuali, infatti, alla lunga può pregiudicare  un’attitudine umana importantissima per “aiutare la mente ad aprirsi”, per dirla con Gianni Rodari: la fantasia. E con la fantasia, è sempre necessario ricordare, prende forma a una società più vivace, brillante e agile.

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