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Idee | 11 dicembre 2025 | 18:00

Come comportarsi con chi nega la fusione dei ghiacciai?

Nonostante le evidenze, per molti negare la stretta relazione tra aumento delle temperature e attività antropiche è più semplice che accoglierla: per questo motivo, nell'arena sociale, una percentuale non irrilevante di persone chiude gli occhi e scrolla il capo di fronte a un'ormai chiara connessione. Come sensibilizzare in modo più efficace le persone?

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

La luce calda del rifugio tremava, forse condizionata dalle vibrazioni della sua stessa sorgente: un generatore a diesel. Con il buio, in quel minuto solco alpino era calato un silenzio fre­sco, pungente come le guglie di dolomia da cui probabilmente sgorgava. Un po’ di quel silenzio era penetrato anche nel gran­de stanzone della cena, dove sedevo insieme a una ventina di persone, tutte concentrate sullo strumento che di lì a qualche istante avrebbe iniziato a suonare.

 

È stato tutto molto rapido. Un respiro ha aperto il mantice, le mani si sono appoggiate su bottoniera e tastiera, e la fisarmo­nica ha iniziato a riempire la sala di suggestioni lontane: fran­cesi, balcaniche, statunitensi, sudamericane. Sfumature melodi­che che, come i vapori di una locomotiva, invitavano al viaggio. Così, ipnotizzato dall’incostante contrarsi e dilatarsi dello stru­mento, i pensieri si sono allontanati dal rifugio e da quella valle per salire in quota e perdersi in un mondo che proprio come la fisarmonica sembra respirare, realizzandosi in un discontinuo espandersi e ritrarsi, aprirsi e chiudersi. È il mondo dei ghiac­ciai, sulla cui superficie oggi si riflette, un po’ liquefatto, il volto di un’umanità che ormai da qualche decennio si è incamminata in un terreno pervaso da un costante sentimento di insoddisfa­zione. Un vuoto cosmico da riempire a tutti i costi, producen­do e acquistando; producendo e consumando; producendo ed emettendo gas climalteranti.

 

Gli effetti delle emissioni di gas serra prodotte dall’uomo e del conseguente innalzamento delle temperature sono molte­plici e si manifestano in modo più o meno percepibile. Tutta­via, se dovessimo individuare un elemento-simbolo capace di evidenziare la situazione drammatica che rischia di segnare il nostro destino, forse lo potremmo trovare proprio in quelli che un tempo venivano chiamati "ghiacci perenni".

Il volume dei ghiacciai, infatti, sta di stagione in stagione diminuendo. A confermarlo non sono più soltanto i dati forniti dai glaciologi o dai climatologi, ma anche l’occhio attento di chi unisce al viaggio un desiderio di conoscenza.

Nonostante le evidenze, però, per molti negare la stretta relazione tra cambiamenti climatici e attività antropiche è più semplice che accoglierla: per questo motivo, nell’arena sociale, una percentuale non irrilevante di persone chiude gli occhi e scrolla il capo di fronte a un’ormai chiara connessione.

 

"Eppure sono stati pubblicati centinaia di studi scientifici", penseranno comprensibilmente molti di voi, "che dimostrano in modo dettagliato e uniforme l’influenza umana sull’aumento delle temperature".

Ma c’è un aspetto considerevole, che tuttavia viene spes­so trascurato e che nasce dalla diffusa tendenza a intendere le società come una tavolozza monocroma. Al contrario, le decli­nazioni umane che la compongono sono incalcolabili: ogni per­sona abita un suo "micromondo", fatto di passioni, di necessità, di frequentazioni, di riferimenti etico-culturali/controculturali e, soprattutto, di possibilità economiche.

 

Nessuna traiettoria umana è identica alle altre, ed è questo sostanzialmente il motivo che spinge alcune frange sociali a ri­fugiarsi nel rifiuto, nella negazione, e le motivazioni di questa (spesso) inconsapevole scelta sono le più disparate: c’è chi è sinceramente convinto dell’innocenza antropica, perché in­fluenzato da canali d’informazione imperniati sul complotto; c’è chi rifiuta la voce della scienza in modo furbesco, perché sulla negazione ha trovato una via per speculare; c’è chi nega per pigrizia, perché ogni trasformazione implica un cambia­mento, anche soggettivo; c’è chi si tappa le orecchie per ragioni economiche (sul piano alimentare, per fare un esempio, "man­giare sostenibile" ha un prezzo maggiore; così come sul fronte dell’abbigliamento "vestire sostenibile" costa di più); c’è chi imbavaglia le bocche della scienza perché nel fossile trova an­cora una considerevole forma di guadagno; e così via, l’elenco potrebbe protrarsi a lungo.

 

L’oggettività scientifica; ciò che all’interno delle mura del­le accademie ha una forma chiara, dettagliata e inequivocabile, sfuma quindi non appena si affaccia nella società.

 

Di conseguenza, la prossima volta che vedrete qualcuno bat­tersi per difendere tesi negazioniste, non irridetelo, ma cercate di comprendere i motivi che lo stanno spingendo al rifiuto della scienza: solo allora avrete in mano gli strumenti necessari per provare a fargli cambiare idea.

 

Dalla prefazione di Pietro Lacasella del libro I ghiacciai raccontano di Giovanni Baccolo (People con la collaborazione de L'Altramontagna)



 

Copertina articolo: Ghiacciaio di Scerscen Inferiore - SGL - Servizio Glaciologico Lombardo

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