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Idee | 24 settembre 2025 | 17:00

Il riscaldamento globale "è una truffa": come mai allora comprensori sciistici e governi investono ogni anno milioni di euro nella produzione di neve artificiale o di piste sintetiche?

L’economia sciistica è indubbiamente la motrice economica di tante vallate montane. Eppure - dinamica altrettanto nota - in diverse località sta avanzando con crescenti difficoltà. Anzi, più che di progressione bisognerebbe iniziare a parlare di regressione. "Ma perché mai?" viene spontaneo interrogarsi ascoltando le recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

L’economia sciistica è indubbiamente la motrice economica di tante vallate montane. Eppure - dinamica altrettanto nota - in diverse località sta avanzando con crescenti difficoltà. Anzi, più che di progressione bisognerebbe iniziare a parlare di regressione.

 

Ma perché mai - viene spontaneo interrogarsi ascoltando le recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump - se i cambiamenti climatici sono “la più grande truffa mai perpetrata al mondo”? 

 

Eppure, le spine vengono infilate nel fianco di questa potentissima industria proprio dalla carenza di freddo e di neve, le “materie prime” che hanno contribuito a creare dei veri e propri imperi commerciali.

 

“Nella Penisola sono 265 le strutture legate agli sci non più funzionanti, un dato raddoppiato rispetto al 2020 quando ne erano stati censiti 132”, informa Legambiente. Sempre nel report Nevediversa 2025 si legge che “negli ultimi anni, gli impianti di neve artificiale sono diventati una spesa costante e cruciale per la sopravvivenza dei comprensori e per garantire la settimana bianca”.

 

A queste informazioni bisogna aggiungere anche l’aumento delle piste da sci sintetiche, percepite dai comprensori che hanno deciso di installarle come un percorso necessario per garantire la continuità di questo sport.

 

Senza tirare in ballo la fusione dei ghiacciai o la diminuzione delle precipitazioni nevose, e limitandoci al piano economico: quale ragione spinge i comprensori (e i governi che non di rado li supportano con finanziamenti pubblici) a investire ogni anno milioni di euro nella produzione di neve artificiale o di fondi sintetici?

 

La risposta sembra ovvia, ma in tempi in cui le banalità dilagano toccando ogni settore della società, occorre ribadire, ribadire e, ancora, ribadire. Fino alla noia. Affinché l'obiettività scientifica non venga trasformata in truffa. Per arginare l'assuefazione alle bugie.

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