"Divorzio alpino": quanto è diffuso? Si può parlare di tendenza? È una bolla social oppure un (preoccupante) fenomeno effettivamente dilagante?

Quello del "divorzio alpino" (di cui si sente parlare soprattutto con l'espressione in inglese "alpine divorce") è un tema oggi molto dibattuto e complesso, perché nell'effettiva concretezza di alcune circostanze è ancora difficile individuare una dinamica più ampia. In assenza di dati precisi, è ancora impossibile individuare una tendenza

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Quello del divorzio alpino (di cui si sente parlare soprattutto con l’espressione in inglese alpine divorce) è un tema oggi molto dibattuto e complesso, perché nell’effettiva concretezza di alcune circostanze è ancora difficile individuare una dinamica più ampia. In assenza di dati statisticamente rilevanti o di studi sociologici/antropologici, risulta complicato capire se un caso specifico possa inserirsi in un fenomeno di carattere sistemico.
Per divorzio alpino, spiega Il Post, si intende "una forma di abbandono più o meno intenzionale di una persona in posti montuosi, remoti e isolati, dove può non essere facile cavarsela né chiedere aiuto. Sono casi che riguardano perlopiù donne, spesso messe in difficoltà da compagni più esperti, e che a volte celano comportamenti abusanti".
Ma il divorzio alpino per ora è un argomento di difficile lettura anche per un secondo motivo: va a inserirsi in una realtà, quella montana, negli ultimi anni caratterizzata da importanti trasformazioni sociali, innescate da un’accresciuta attrazione collettiva per le terre alte. Tra i sentieri o sulle pareti non è raro incontrare un ventaglio umano sempre più ampio: di conseguenza, non c’è da stupirsi se vengono replicati a quote più elevate - e, quindi, in contesti segnati da una maggiore esposizione al pericolo - comportamenti scorretti assimilati nella vita quotidiana. Anche in questo caso, tuttavia, senza un’accurata analisi sociologica/antropologica si parla di casi singoli, su cui è ancora impossibile individuare una tendenza.
Ciononostante, soprattutto sotto l’impulso dei social (con TikTok in testa) ma anche grazie all’attenzione di alcune significative realtà editoriali, questo tema negli ultimi giorni sta catturando l’interesse di molti e la discussione, come al solito, si sta spaccando in una polarizzazione netta: da un lato c’è chi vede nel divorzio alpino un fenomeno già strutturato e capillare, dall’altro c’è chi lo nega a prescindere. Ma la divisione, anche in questo caso, spinge ad allontanarsi dal nocciolo della questione.
L’abbandono tra i rilievi è infatti solitamente innescato da una pluralità di casistiche, come ad esempio dal desiderio di prevaricare sull’altra persona esibendo particolari abilità: "Ti stacco o ti metto volontariamente in difficoltà per dimostrarti la mia bravura". È una dimostrazione di superiorità che può rivelarsi nei rapporti di coppia, ma capace di estendersi anche alle amicizie o alle conoscenze. Pure in questo caso, tuttavia, nessuno studio riesce ancora a definire un contorno chiaro al problema. Quanto è diffuso? Quali sono le sue dimensioni? È una bolla social - destinata a scoppiare o al contrario a riassorbirsi presto - oppure una (preoccupante) dinamica effettivamente dilagante?
È infine necessario sottolineare come spesso la separazione temporanea possa essere consensuale (e quindi cessa di essere un abbandono) e priva di pericoli oggettivi, magari con la volontà condivisa di salire ognuno al proprio passo, per godersi una parentesi di solitudine.
Da questa vicenda emerge quindi una considerazione più ampia e poco originale nella sua sempre attuale validità: salendo in montagna dovrebbe essere un’attitudine acquisita, specialmente quando il divario esperienziale è ampio, avere sempre un occhio di riguardo per il compagno o la compagna meno competenti. È una responsabilità civile, certo, ma anche e soprattutto un’accortezza profondamente umana. Se questa responsabilità dovesse pesare, può senz’altro rivelarsi più stimolante partire da soli e gareggiare con se stessi.













