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Depositata una mozione a Bolzano per intitolare una via al professore decapitato. Nevola: "Rappresenta i nostri valori". Ma quali sono?

I nomi dei luoghi in Alto Adige non hanno pace, potrebbe dire qualcuno scorrendo la cronaca dell'ultimo secolo. Questa volta, a intrecciare politica e odonomastica, sono stati però i consiglieri comunali della Lega Salvini Premier di Bolzano, autori di una proposta per dedicare una via, una piazza o dei giardini a Samuel Paty, il professore decapitato lo scorso 16 ottobre per aver mostrato ai propri scolari delle vignette su Maometto. "Rappresenta i nostri valori". Ma quali sarebbero questi valori?

Di Davide Leveghi - 04 November 2020 - 18:46

BOLZANO. In Alto Adige politica e odonomastica vanno a braccetto. Non è certo una prerogativa di questa ricca e “pacificata” provincia, ma è l’affollamento di mozioni, delibere, furiosi dibattiti, blitz e iniziative varie susseguitisi in questi ultimi anni a farne un territorio decisamente “privilegiato” nel rapporto tra i suoi abitanti e i nomi dei luoghi - siano essi località, strade o piazze.

 

Un rapporto difficile, complicato dal passaggio della barbarie fasciste, che qui cercò di cancellare cultura, lingua e aspetto del luogo (compresi i nomi che lo definivano) e dal nazionalismo aggressivo di figure come Ettore Tolomei, il quale dedicò l’intera esistenza a dare un volto italiano ad una terra secolarmente abitata (in stragrande maggioranza) da tedescofoni.

 

Quanto la variabile etnica sia decisiva nella discussione su toponomastica e odonomastica non è quindi cosa nuova – basti pensare alla vicenda del nome “Alto Adige” cambiato nei documenti che regolano i rapporti tra la Provincia di Bolzano e l’Unione europea (QUI e QUI gli articoli) o il “raid” organizzato dagli Schützen contro i cartelli di tutto l’Alto Adige (QUI l'articolo). Anche quando l’iniziativa di cambiare il nome ad una via punta a eliminare una figura problematica della storia italiana, come avvenuto nel recente caso della mozione per sostituire via Cadorna a Merano (QUI e QUI gli articoli), gli equilibri etnici delle forze politiche svolgono un peso determinante.

 

In una “terra con due nomi”, dove ci sono forze politiche che non riconoscono nemmeno il modo in cui l’altro (sia l’italiano altoatesino o il tedesco sudtirolese) chiama la propria terra, non c’è quindi da stupirsi che toponomastica ed odonomastica rappresentino un’arena di scontro politica e culturale. A maggior ragione se permangono situazioni foriere di scontro, con veri e propri “relitti del passato fascista” non sempre storicizzati e contestualizzati come si deve (ma anche del nazionalsocialismo, vedi i cimiteri in cui furono sepolti i soldati sudtirolesi della Wehrmacht). 

 

Se qualche mese fa monumenti e nomi delle strade sono inoltre tornati alla ribalta internazionale sull’onda delle proteste antirazziste (onda che forse è presto per dichiarare conclusa), questa volta a dare il là alle danze sono gli attentati del fondamentalismo islamico. Con il sangue ancora fresco nelle strade di Vienna, è dai consiglieri leghisti al Comune di Bolzano che arriva una proposta destinata a creare polemiche: intitolare una via, dei giardini o una piazza a Samuel Paty, il professore parigino decapitato il 16 ottobre scorso per aver mostrato agli studenti della propria classe delle vignette satiriche su Maometto.

 

Rappresentare i valori delle nostre radici culturali democratiche e libere – scrive in un post il consigliere Luigi Nevola – dobbiamo dare un segnale immediato e forte nella lotta al terrorismo che in queste ore sta agitando anche Nizza e Vienna. Paty è un modello per le nuove generazioni e crediamo possa essere una scelta di valori trasversali all’appartenenza politica. Intitoliamogli subito una strada a Bolzano”.

 

A creare possibili polemiche non sono sicuramente l’esecrabilità del fatto o la messa in discussione dei valori che lo sfortunato professore sosteneva, quanto l’uso palesemente propagandistico della sua figura. In un’epoca in cui la memoria si fa sempre più corta, basta tornare alla recente campagna elettorale per il ballottaggio per ricordare quale fosse l’idea della Lega Salvini Premier bolzanina sulla presenza delle moschee in città, idea che aveva creato non pochi imbarazzi al candidato del centrodestra Roberto Zanin, non contribuendo in conclusione alle fortune della coalizione. 

 

No alla Bolzano islamica”, avevano gridato i leghisti del capoluogo, come se l’islamizzazione della città altoatesina rappresentasse un vero pericolo o un tema cogente – italianizzazione, tedeschizzazione, islamizzazione, il passato in Alto Adige continua a tornare in tante forme diverse. E mentre l’Europa si interroga sui propri valori (e la Polonia?), sul proprio passato (e il colonialismo?) e sul proprio futuro (e l’integrazione?), sorge lecito chiedersi se il giusto atteggiamento nei confronti delle correnti oscurantiste, fasciste e fondamentaliste dell’Islam debba proprio essere il suo omologo retrivo, sovranista, cristiano europeo.

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