No-Vax ed estrema destra in pochi giorni almeno 4 episodi di violenza: “Con la pandemia è aumentata l’aggressività delle persone”
Lega e Fratelli d’Italia hanno da sempre offerto un appoggio ai movimenti di estrema destra e ora guardano al fronte che si oppone a vaccini e Green pass. Nel frattempo, in Trentino-Alto Adige si registrano episodi di intolleranza e violenza. La presidente della Cpo Taufer: “Nell’ultimo periodo della pandemia è aumentata l’aggressività delle persone”. La prorettrice Poggio: “Le forze politiche strizzano l’occhio ad alcune frange identificandole come possibili bacini di voti”

TRENTO. Nel giro di pochi giorni fra Trentino e Alto Adige si sono verificati diversi episodi di violenza, sia verbale che fisica. I primi a essere stati presi di mira sono stati gli attivisti del circolo arcigay Centaurus, insultati e minacciati perché durante la partecipazione alla fiera del volontariato di Bolzano hanno esposto alcuni volantini con immagini esplicite dove si parlava di prevenzione alle malattie sessualmente trasmissibili. Fra un saluto romano e l’altro c’è chi ha parlato di “pedofili”, “pervertiti” e “maiali sinistroidi”, fino a chi ha invocato “pistole” e “napalm”.
Lo stesso giorno a essere presa di mira è Jasmin Ladurner, consigliera provinciale dell’Svp, “colpevole” di aver affrontato il tema dell’obbligo vaccinale. Un utente l’ha minacciata via social recapitandole un sinistro messaggio: “Ohi mammina, occupati della tua di vita. Ma della mia mi occupo io come voglio. Per questo ti consiglio di tenerti le tue idee di merda per te. Altrimenti vengo da te e ce la vediamo di persona, stupida putt*na. Obbligo vaccinale- putt*na. Prima ti ammazzo”.
Passano poco meno di 24 ore che l’esponente di Fratelli d’Italia, nonché commissario della Commissione cultura della circoscrizione Gardolo, Luca Valentini, sul suo profilo Facebook scrive: “Posso dire che due palle con ste propagande per la violenza verso la donna? Sembra sia tutto a senso unico. Se gli uomini sono così tremendi, scopatevi i cavalli. Facile”. Parole condannate dal suo stesso partito che però non è ancora chiaro quali provvedimenti prenderà in merito.
La sera del 17 novembre invece, il movimento di Non Una di Meno ha denunciato un’aggressione avvenuta in centro a Trento. Un gruppo di ragazzi vicini agli ambienti dell’estrema destra locale hanno insultato, minacciato e aggredito gli attivisti del movimento che stavano rincasando. Questi ultimi avevano da poco concluso un evento di autofinanziamento in vista del corteo cittadino del 27 novembre, organizzato per denunciare la violenza maschile sulle donne.
Questi episodi sembrerebbero inserirsi in un contesto più generale in cui violenza e rabbia possono essere alimentate da un senso di frustrazione legato anche alla pandemia. “Nell’ultimo periodo abbiamo sicuramente assistito a un aumento dell’aggressività nelle persone”, conferma la presidente della Commissione provinciale per le pari opportunità uomo-donna, Paola Taufer. “La pandemia ha disorientato le persone e ognuno ha reagito a modo suo, c’è chi è diventato più insofferente o è stato colto dalla depressione che in certe forme può comunque sfociare in forme di aggressività. Fermo restando che tutto ciò non può giustificare certi gesti che derivano da una cultura sessista molto radicata nel nostro Paese”.
Per usare una metafora si potrebbe immaginare l’Italia come un piano inclinato: la pandemia non ha fatto altro che aumentato la pendenza così le differenze (che già esistevano) si sono acuite e le tensioni sociali (che già erano presenti) si sono aggravate. È in questo scenario che, in certi casi, due fenomeni distinti possono arrivare a saldarsi pur tuttavia senza che ci sia una relazione diretta fra loro.
“C’è un clima difficile – osserva Barbara Poggio, prorettrice alle politiche di equità e diversità dell’Università di Trento – certamente anche legato alle molte tensioni che la pandemia ha generato, anche sul piano sociale, economico e politico. Allo stesso tempo veniamo da anni in cui, tanto a livello nazionale quanto locale, la politica ha legittimato un certo tipo di posizioni e di comportamenti violenti e talvolta ha contribuito essa stessa a veicolarli”.
Come fa notare Poggio, in certi casi sono stati gli stessi rappresentanti della politica locale a lanciare sprezzanti commenti sessisti e omofobi (QUI, QUI e QUI altri esempi). “Quando è la stessa politica a dare il cattivo esempio e a soffiare sul fuoco è più facile che certi atteggiamenti e certe pratiche trovino spazio e legittimazione, tanto più in un contesto di conflitto e di tensione, come quello generato dalle conseguenze della pandemia”.
D’altra parte Lega e Fratelli d’Italia hanno da sempre offerto un appoggio a movimenti estremisti come Casapound, talvolta ospitandone i candidati nelle proprie liste, altre volte condividendone le posizioni. Questo almeno fino a quando i due partiti non si sono spostati così a destra da drenare direttamente i consensi ai neofascisti di Casapound che, non a caso, ha deciso di mettere fine “alla propria esperienza elettorale e partitica”. Oggi però, un nuovo bacino elettorale è sicuramente rappresentato da quelle persone che si oppongono a vaccini e Green pass e dunque ecco che i due leader, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che si contendono la guida della destra si lanciano alla conquista di nuovi consensi.
“È vero che fra i gruppi che protestano ci sono anime molto diverse e pure visioni del mondo diametralmente opposte – prosegue la prorettrice di Unitn – ma la maggior parte dei manifestanti si riconosce in una certa visione politica più vicina alla destra. Se il diritto alla protesta è sacrosanto, pur nel rispetto dei vincoli legati alla salute pubblica, il problema sta nella deriva violenta di alcune frange della protesta, a cui a volte le forze politiche strizzano l’occhio, identificandole come possibili bacini di voti”.
Difficile dire se questi episodi violenti siano effettivamente in crescita, ma di certo l’aumento dell’intolleranza e delle tensioni sociali non sono mai dei buoni segnali. “Gli studi – conclude Poggio – ci dicono che la violenza di genere si verifica più spesso in situazioni di conflitto e di crisi sociale. Pur essendo di fronte a fenomeni diversi, non è detto dunque che non ci siano delle ‘contaminazioni’ e in un tessuto sociale che vede un aumento della conflittualità, la violenza può trovare diffusione in ambiti diversi”.



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