Un albero che coi suoi rami sorregge nove mondi, con il suo legno fa combattere gli eroi, e permette di uccidere i vampiri

Alberi dimenticati #8/ ForestPaola ci descrive un albero nobile, amato dai guerrieri e... dai vecchi sciatori di montagna

Vi ricordate l’articolo sul corniolo?
E se vi dicessi che c'è un albero legato al corniolo a doppio filo (o dovrei dire per le radici)?
Si tratta del frassino maggiore! Questa specie, proprio come il corniolo, è infatti molto legata alla storia antica: utilizzato per la realizzazione di lance e giavellotti, oltre che per le ruote dei carri, il frassino era anche associato alle divinità pagane combattive, come Poseidone.

Sfogliando e leggendo libri antichi si scopre anche che l’asta di Achille era realizzata proprio con il frassino, ed era così pesante che nemmeno il suo amico Patroclo riusciva ad alzarla (“Era un’asta di frassino Pelio, che Chirone aveva dato a suo padre, tagliandola sulla cima del monte Pelio, destinata a far strage di eroi”, dal libro XVI dell’Iliade).
Questa specie rivestiva ancora più importanza nella mitologia norrica (scandinava) poiché di frassino era il mitico Yggdrasill, l’albero cosmico che con i suoi rami sorreggeva i nove mondi, fra cui quello umano; i vichinghi stessi erano chiamati “gli uomini del frassino”. Ma anche i popoli slavi hanno sempre avuto un rapporto speciale con il frassino, che come molti di voi avranno già sentito, era l'albero adatto ad uccidere i vampiri.

D’altro canto anche il nome scientifico sottolinea questa sua superiorità: se fraxinus sembra provenire dal greco e avere significato di difendere (probabilmente proprio per il suo uso nelle armi), il nome excelsior sta proprio ad indicare la sua supremazia su altre specie. Sarà anche che si presenta come un grande albero, che può raggiungere, pensate, i 40 m di altezza, con portamento slanciato e ampia chioma, con corteccia a maturità tipicamente fessurata longitudinalmente e di colore grigio-verde.

In Italia il genere comprende altre due specie, Fraxinus ornus detto orniello e Fraxinus angustifolia o frassino ossifillo; li accomuna nell’individuazione la foglia (composta da più foglioline lanceolate e in numero sempre dispari) e il frutto (la samara, costituita da un seme con un’ala). Ma il frassino maggiore ha una caratteristica che sbaraglia qualsiasi pretendente: la gemma!
Infatti le gemme del genere sono belle evidenti, grossette e soprattutto pelose: l’orniello le ha di colore grigio, l’ossifillo color caffè e il frassino maggiore di un bellissimo color nero opaco, inconfondibile! Uno degli alberi più facili da riconoscere, quindi.

Ma perché inserirlo negli alberi dimenticati se è così bello e pure potenzialmente ubiquitario, trovandolo dalla pianura fino ai 1.200 m s.l.m. di quota?
Primo perché difficilmente troverete un bosco di soli frassini, tanto che i forestali per individuarne la tipologia l’associano sempre all’acero (acero montano, sia ben chiaro!); secondo perché in passato era molto apprezzato in campagna poiché le sue frasche in estate costituivano un ottimo foraggio: per questo in pianura sarà più facile riscontrarlo lungo canali, con altezze contenute perché un tempo capitozzato; diminuendone l’altezza le sue frasche erano così più facilmente raggiungibili.
Il legno del frassino maggiore è bianco rosato, nobile e molto apprezzato per realizzare mobili o tranciati, ma talvolta può sviluppare un cuore colorato, quindi avere una parte interna dal grigio al verde scuro, simile a quello dell’olivo (e difatti sono della stessa famiglia, le Oleaceae).
Ma sapete che ricordo ha per me il frassino? Quando sono arrivata in Trentino passavo spesso da una baita dove erano appesi diversi attrezzi e oggetti. In particolare, mi incuriosiva molto un paio di sci, attaccati ormai al chiodo ma ben visibilmente usurati: ebbene, il frassino ha sì un legno duro, ma anche assai flessibile, per cui era molto utilizzato in montagna per realizzare i primi sci.
È stato per forza amore a prima vista!
Foto di copertina: foglie Innviertlerin - Pixabay

Dottoressa forestale libera professionista e Accompagnatrice di territorio del Trentino.
Nata a Firenze, vive in Trentino nella piccola Valle dei Mòcheni. Qui si occupa di boschi 365 giorni all'anno, per questo tutti ormai la chiamano solo "Forest".
Racconta la sua vita nella media montagna, il suo duplice lavoro di dottoressa forestale e di divulgatrice ambientale, il tutto sempre con un sorriso.















