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Attualità | 22 agosto 2025 | 18:00

La Sicilia non può più aspettare: "La regione più grande d'Italia non ha l'elisoccorso. Ci sono sei eliambulanze, ma senza verricello. Dobbiamo appoggiarci ai corpi militari"

Il presidente del Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano Leonardo La Pica racconta amareggiato: "Non l'abbiamo mai avuto, sono anni che lo chiediamo: la situazione sembrava si fosse sbloccata, ma l'Anac ha stoppato la gara, che era già stata effettuata. Abbiamo sei eliambulanze, prive però di verricello e non in grado di calare l'equipe sanitaria dalla verticale. I tempi d'intervento sono fondamentali: non vogliamo medaglie e complimenti, ma solamente gli strumenti per fare il nostro lavoro"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Senza mezzi termini, può essere definito uno scandalo di portata nazionale. Che dura, ormai, da anni. Anzi, da sempre. Insomma una "storiaccia" tipicamente italiana.

 

In Sicilia, la regione più grande d'Italia con i suoi 25.703 chilometri quadrati e la più abitata della Penisola con quasi 5 milioni di abitanti, con un territorio unico, che racchiude praticamente tutti gli scenari possibili, non esiste un servizio di elisoccorso sanitario.

 

A disposizione vi sono sì sei eliambulanze del 118, dislocate nelle basi di Palermo, Catania, Messina, Caltanissetta, Pantelleria e Lampedusa, ma non c'è un mezzo che sia uno dotato di verricello, con a bordo il tecnico di elisoccorso che possa calare l'equipe sanitaria direttamente sul luogo dell'intervento, soprattutto in aree impervie e di montagna.

 

In buona sostanza le eliambulanze partono dalla piazzola, atterrano in un'altra piazzola, o in luogo idoneo e consentito (un prato, una distesa, talvolta sulla strada), distante però magari chilometri dalla posizione indicata dai soccorritori per l'intervento, con tutte le difficoltà del caso.

 

E non è finita perché, incredibile a dirsi anche questo, il medico a bordo non può scendere dall'apparecchio se non a rotore spento. Quindi si prolungano ulteriormente i tempi, a meno che il comandante non si assuma la piena responsabilità e gli permetta la discesa anche con il motore in azione.

 

Incredibile ma vero e, allora, quando la situazione richiede obbligatoriamente l'impiego di un elicottero con verricello, il Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano deve rivolgersi ai corpi militari, l'Aeronautica, la Polizia, la Guardia di Finanza, la Marina, con i quali vengono svolti anche tutti gli addestramenti e le esercitazioni nel corso dell'anno.

 

"È una situazione assurda che si protrae... da sempre - racconta Leonardo La Pica, Presidente del Cnsas Siciliano -. Speravamo che la situazione si sbloccasse e ci siamo arrivati vicini: quest'anno è stato pubblicato il bando, è stata fatta anche la gara, poi l'Anac (l'Autorità Nazionale Anticorruzione) ha bloccato tutto. Quindi siamo al punto di prima: la Sicilia e la Calabria sono le uniche regioni d'Italia in cui non è presente il servizio di elisoccorso. Sono anni che ci battiamo, inviamo pec, proviamo a smuovere mari e monti ma, ad oggi, non è cambiato nulla. Le difficoltà sono immani, come potete ben immaginare e, solamente la grandissima professionalità dei nostri tecnici e le collaborazioni in atto, ci permettono di reggere l'impatto. La Sicilia è la regione più grande d'Italia, abbiamo il vulcano più alto d'Europa, montagne, scogliere, isole, il mare e quella che è un'eccellenza a livello mondiale, perché il sistema di elisoccorso italiano "fa scuola" in tutto il pianeta, qui da noi non contemplata".

 

Pochi giorni fa, sull'Etna, un uomo di 65 anni è stato colpito da un infarto mentre si trovava in escursione a circa 2.800 metri di quota. Alcuni tecnici, che erano in zona per attività personali, sono stati immediatamente indirizzati sul target e da Catania, intanto decollava l'eliambulanza che "non potendo effettuare un intervento di elisoccorso sulla verticale del paziente, in quanto sprovvista di verricelli e di personale specializzata, non poteva far altro che atterrare a Piano Provenzana ed attendere l'arrivo dell'infartuato", scrive il Cnsas Siciliano in una nota ufficiale.

 

E, dunque, il paziente veniva portato sino al punto d'atterraggio, impiegando un automezzo delle guida di Etna nord, stabilizzato in ambulanza e successivamente imbarcato sull'elicottero per il trasferimento presso l'ospedale Cannizzaro di Catania.

 

Quando, invece, in tutte le altre regioni d'Italia, l'elisoccorso avrebbe calato dall'alto l'equipe sanitaria, avrebbe prestato le prime cure in loco al paziente, che poi sarebbe stato successivamente vericellato a bordo e trasportato in ospedale. Con tempi estremamente più ridotti e con maggior facilità d'intervento.

 

"Qualche giorno fa - prosegue La Pica - abbiamo ricordato l'intervento che abbiamo effettuato due anni fa, ai piedi dell'alta parete di Capo Ponente, a Lampedusa. A bordo degli elicotteri dell'Aeronautica e dei vigili del fuoco abbiamo recuperato con il verricello 34 migranti, tra cui donne incinte e bambini, salvandoli dalla fame, dal sole e dalle onde impetuose. Non avremmo potuto procedere in alcun altro modo. E, prima ancora, nel 2003 erano stati salvati 8 persone a Pantelleria, in una notte di tempesta. È una situazione alla quale siamo, purtroppo, ormai abituati. Ci appoggiamo ad Aeronautica Militare, Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Marina Militare, con cui abbiamo convenzioni, rapporti consolidati, visto che ci addestriamo assieme e collaboriamo attivamente anche se i loro tempi d'intervento, come previsto dalla legge, sono molto diversi dai nostri. Con tutte le difficoltà del caso, soprattutto quando la tempestività è un elemento fondamentale. E, i mezzi di questi corpi, non sono ovviamente eliambulanze, mancanti dunque di tutta la strumentazione sanitaria. Che possiamo fare? Sperare che la situazione si sblocchi, che la politica capisca che è necessario intervenire prima possibile. Stiamo parlando di soccorso e di sicurezza".

 

Non si può più aspettare, la Sicilia non può attendere ulteriormente per avere un proprio servizio di elisoccorso, con almeno due mezzi e relativo equipaggio, pronti ad intervenire h24, 365 giorni l'anno.

 

"Ci auguriamo che venga colmata quella che è una "falla" clamorosa - conclude il numero uno del Cnsas Siciliano - per poter garantire un servizio ancora migliore, in tempi più ristretti, quando necessario, permettendo così ai nostri tecnici di operare con maggior tranquillità. Sì, perché questa lacuna porta a tante altre difficoltà, non solamente quelle sopracitate. La più incredibile è certamente quella che, data la normativa, impedisce al medico di scendere dall'eliambulanza se il rotore non è fermo a meno che il comandante non si assuma la responsabilità. Ma poi: il personale sbarca magari a distanza di qualche chilometro dal target e deve percorrere la strada, in salita, carico di attrezzatura. Se il terreno è impervio, come fare a portare la barella sino all'elicottero? In tanti non ci pensano, ma queste sono le situazioni con le quali noi ci confrontiamo ogni giorno. Non vogliamo complimenti e medaglie: chiediamo solamente che ci vengano forniti gli strumenti per fare al meglio il nostro lavoro".

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