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Attualità | 07 ottobre 2025 | 12:00

Nell'epoca della spettacolarizzazione della montagna, "installare un bivacco così bello sull’anticima dell’Antelao potrebbe diventare pericoloso". Il sindaco di Calalzo si oppone al nuovo Piero Cosi

L'idea è quella di sostituirlo con un'avanguardistica opera di architettura progettata da un rinomato studio torinese che, prima di atterrare a 3.111 metri, verrebbe esposta ai prossimi Giochi Olimpici. Tuttavia, d’accordo con guide e Soccorso alpino locale, il primo cittadino Fanton si è detto contrario alla proposta. A condividerne le preoccupazioni è la sede centrale del Club Alpino Italiano, che smentisce la propria partecipazione al progetto

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Nelle ultime settimane, in Cadore, è tornata l’ipotesi di sostituire lo storico bivacco Piero Cosi, sull’Antelao, investito undici anni fa dal crollo di una cengia rocciosa e da allora inutilizzabile. A sostituirlo sarebbe potuta essere una struttura avanguardistica e di alto valore architettonico, progettata dallo studio torinese Carlo Ratti Associati. Per ragioni di sicurezza, tuttavia, la proposta è stata respinta dal Comune di Calalzo.

 

L’originale bivacco Cosi era un tradizionale modello fisso alpino Fondazione Berti, in lamiera verniciata di rosso. Era stato posizionato sull’Antelao, a 3.111 metri di quota, per volere della Sezione Cai di Padova nel 1956, e prendeva il nome da un alpinista ed istruttore della stessa sezione del Club, deceduto in un tragico incidente stradale l’anno precedente. Il bivacco svolse la funzione di appoggio agli alpinisti che si avventuravano sulla cima dell’Antelao fino al 2014, quando una frana (evento tutt’altro che raro in quelle zone) lo ha spazzato via.

 

Stando al sindaco Fanton, già nel 2023 il Cai di Padova aveva fatto richiesta di una concessione di dodici metri quadri di terreno pubblico per un nuovo bivacco. Pochi giorni fa, il nuovo progetto dello studio Ratti è arrivato all’ufficio tecnico del Comune di Calalzo di Cadore, cui pertiene la zona del bivacco, provvisto di render e specifiche. Tuttavia, per voce del sindaco Luca Fanton, l’amministrazione comunale ha deciso di respingere la proposta.

 

Per fare chiarezza sulla natura della proposta e sulla posizione di diniego del Comune di Calalzo, abbiamo voluto contattare il primo cittadino in persona.

 

“Un paio di settimane fa hanno contattato l’ufficio tecnico: il Cai di Padova, tramite uno studio di progettazione, ha mandato i primi disegni, i render di questo nuovo bivacco. L’ufficio tecnico li ha sottoposti all’amministrazione e, dopo averli visionati, io ho chiesto un parere ai miei consulenti, ovvero le guide alpine e il Soccorso Alpino. Il mio pensiero, che è stato condiviso anche da loro, è che, pur apprezzando la bellezza e la qualità del progetto, che è sostenibile, bello e ben fatto, non condivido la scelta del posizionamento”.

 

Il vicepresidente del Cai centrale, Giacomo Benedetti, fa eco al sindaco: “Abbiamo subito detto che l’Antelao poteva essere problematico in termini di pericolosità, e inopportuno come sede per l’installazione. Le problematiche esposte dal sindaco vanno prese sicuramente in considerazione: abbiamo invitato tutti a porre molta attenzione al problema, e a valutare attentamente l'opportunità”.

 

Tuttavia, precisa, non è dal Cai Padova che arriva il progetto: “È stata un’iniziativa che non è partita dal Cai e che non si è sviluppata insieme ad esso. Stamattina ho letto un articolo in cui si parlava del ‘nuovo bivacco che il Cai di Padova vorrebbe installare’. Ecco, assolutamente no: non è un bivacco del Club Alpino Italiano, né, in alcun modo, una sua operazione. È una proposta che ci è stata sottoposta e che valuteremo, come valutiamo qualunque altra proposta per verificarne la fattibilità. Ma non siamo ancora arrivati in fase di valutazione”.

 

Pur affermando di essere un po' confuso sulle posizioni delle diverse sezioni Cai - "se posso fare un appunto al Cai - afferma Fanton è la mancanza di una linea chiara" - il sindaco di Calalzo è convinto della sua posizione. “Oggi viviamo in un’epoca in cui si tende alla spettacolarizzazione della montagna. Installare un bivacco così bello e accattivante sull’anticima dell’Antelao potrebbe diventare pericoloso, perché rischia di attirare molte persone, anche non preparate, a quote elevate. Io, come sindaco, devo tutelare la sicurezza delle persone. La mia preoccupazione, condivisa dal Soccorso Alpino e dalle guide, è che l’afflusso di gente, specie non adeguatamente preparata, possa diventare, anzi quasi sicuramente diventerebbe, pericoloso. E metterebbe anche a rischio le persone che dovrebbero poi intervenire per salvare o recuperare chi è in difficoltà”.

 

A questo proposito, è eloquente il precedente del bivacco Fanton. “Questa preoccupazione non nasce da un semplice timore personale, ma da fatti reali. Qualche anno fa, ad esempio, è stato ristrutturato il bivacco Fanton, sulle Marmarole: da semplice bivacco è diventato una struttura molto bella e moderna. E lì siamo passati da cinque interventi di soccorso in dieci anni a oltre cinquanta in due anni, con due persone decedute”.

 

Rimane poco chiaro il committente dell’opera: stando a quanto suppone Benedetti, potrebbe trattarsi del Comitato Olimpico. Sembrerebbe chiaro, tuttavia, che per la nuova architettura, prima di ogni eventuale collocamento in alta quota, sia prevista una iniziale esposizione ai Giochi Olimpici. Il fatto che si tratti di una struttura così accattivante esteticamente e l’esposizione a una vetrina come le Olimpiadi farebbero ulteriore pubblicità alla struttura, che finirebbe per attrarre un numero ancora maggiore di visitatori, interessati più al bivacco in sé che alla pratica alpinistica. Per questa ragione, Fanton non si è detto contrario alla sostituzione del Cosi, ma soltanto all’installazione al suo posto di un rifugio tanto appariscente.

 

A prestare particolare attenzione alla natura di tali strutture è proprio il Cai, che per queste ragioni aveva formulato un modello “standard” approvato dal Club. Questo progetto, pur non essendo di obbligatoria applicazione, mirava a essere un modello di riferimento per i nuovi bivacchi Cai. Lo scorso venerdì, fa presente Benedetti, durante il consiglio del direttivo centrale Cai, è stata deliberata la messa a disposizione del progetto alle sezioni. Inoltre, aggiunge che il Cai è fortemente contrario alle istallazioni ex-novo, ma si riserva di valutare soltanto le sostituzioni a strutture già presenti.

 

“Alcune innovazioni tecnologiche applicate ai bivacchi e ai rifugi sono auspicabili, ma vanno valutate con molta attenzione. Noi abbiamo un nostro bivacco definito, che è chiamato Bivacco Cai, e invitiamo tutti a utilizzare questo tipo di modello. Il prototipo presenta tutta una serie di caratteristiche di sostenibilità, tra cui anche la sostenibilità economico-finanziaria: non ci sembra etico andare a investire sui bivacchi centinaia di migliaia di euro. Poi, noi non siamo assolutamente favorevoli a nuove installazioni, tutto questo vale soltanto in caso di sostituzione”.

 

Un nuovo orizzonte di pubblico e una nuova fruizione, sembrano avere ormai modificato profondamente le finalità per cui i bivacchi sono nati. A dare prova di questo cortocircuito sono numerose notizie di atteggiamenti sconsiderati o atti vandalici, quando non addirittura furti, ai danni di queste strutture.

 

“C’è chi va lì solo per farsi un selfie o per passare la giornata, non rendendosi conto delle difficoltà”, riflette il sindaco Fanton. Quest’inconsapevolezza diffusa, finisce per allontanare gli alpinisti da queste strutture e renderle esclusivo appannaggio dei turisti, che sottovalutando il rischio, mettono a repentaglio la sicurezza propria e di chi dovrà poi soccorrerli. “Più di una volta, persone in transito sulle Marmarole hanno pensato di utilizzare il bivacco come appoggio per proseguire il percorso e si sono trovate lì con il bivacco completamente occupato da altri che erano saliti appositamente solo per passarci la giornata. Alcuni hanno dovuto dormire all’aperto. Ecco, questo è quello che, quasi sicuramente, accadrebbe anche sull’Antelao. È una montagna che sembra semplice, la via normale è tutto sommato accessibile anche a chi non è un alpinista esperto. Però parliamo sempre di 3200 metri di quota, con tutti i rischi che ne derivano”.

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