"Il vero nodo da sciogliere riguarda le Paralimpiadi". Il consulente del Comitato Olimpico Internazionale Daniel Scott sul futuro dei Giochi invernali in uno scenario climatico sempre più caldo

Secondo uno studio del 2022, in un futuro in cui le emissioni di gas climalteranti dovessero mantenere i livelli attuali, solo una delle sedi storiche dei Giochi Invernali sarebbe in grado di ospitare nuovamente l'evento in modo affidabile. Per ragionare su questi temi L'Altramontagna ha contattato Daniel Scott, professore dell'Università di Waterloo (Canada), consulente del Cio e scienziato dell'Ipcc

L’aumento delle temperature globali ha un impatto diretto sui Giochi Olimpici invernali e sulle destinazioni turistiche di tutto il mondo. Secondo uno studio del 2022, in un futuro in cui le emissioni di gas climalteranti dovessero mantenere i livelli attuali, solo una delle sedi storiche dei Giochi Invernali sarebbe in grado di ospitare nuovamente l'evento in modo affidabile. Città come Vancouver, Torino o PyeongChang potrebbero diventare inadatte entro la fine del secolo a causa del riscaldamento globale provocato dall’uso dei combustibili fossili.
Il Dr. Daniel Scott, professore e titolare della cattedra di ricerca presso il Dipartimento di Geografia e Gestione Ambientale dell’Università di Waterloo (Canada), ha risposto alle domande de L'Altramontagna sull’industria del turismo e gli impatti della crisi climatica. Con oltre 25 anni di esperienza, Scott è una delle voci più autorevoli a livello mondiale nel campo del turismo sostenibile e ha collaborato con istituzioni quali le Nazioni Unite (UNWTO, UNEP), la Banca Mondiale, la Commissione Europea per il Turismo, l'OCSE e il Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Inoltre, ha contribuito come autore ai rapporti del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) dell'ONU.
Professor Scott, in che modo il cambiamento climatico influenzerà il turismo e le comunità che dipendono da questa industria?
Il cambiamento climatico colpisce l’industria del turismo principalmente in due modi. Il primo riguarda i cambiamenti fisici del clima che alterano la domanda e l’offerta: cambiano il "dove" e il "quando" si va in vacanza, scelte che dipendono da fattori come la disponibilità di neve, la frequenza delle ondate di calore o gli episodi di siccità. Questo ha un impatto diretto sulle località turistiche, sui flussi di visitatori e sulla loro competitività. Il secondo aspetto riguarda la transizione ecologica verso economie a basso impatto di carbonio: come si riducono le emissioni nelle località turistiche? La maggior parte delle emissioni del settore deriva dai trasporti (sia privati che commerciali, come l’aviazione, dove non abbiamo ancora soluzioni immediate). Su larga scala, il turismo continua ad avere un impatto molto rilevante sul clima a livello globale.
Siamo in periodo di Olimpiadi e Paralimpiadi invernali e sappiamo come il turismo della neve sia fortemente colpito dall’aumento delle temperature. La vostra ricerca del 2022 evidenzia una drastica riduzione del numero di località affidabili per i futuri Giochi Invernali. Senza uno stop alle emissioni, ci stiamo avvicinando a un punto di non ritorno in cui organizzare i Giochi diventerà troppo rischioso, anche per località montane come Cortina?
Lo studio citato prendeva in esame 21 città e mostrava come il numero di sedi idonee si sarebbe dimezzato, rendendo località a bassa quota come Kitzbühel, Innsbruck o Lillehammer marginali o inaffidabili. Questo dato ha catturato l'attenzione del CIO per la scelta delle future sedi. Tuttavia, dopo quell’analisi preliminare, abbiamo esaminato altre 93 località dove sappiamo esserci le infrastrutture necessarie (sia ex città ospitanti che nuove opzioni, come in Polonia o nella Turchia orientale). La buona notizia è che, guardando ai dati climatici, si può ancora trovare un bacino di circa 45-55 città a livello mondiale in grado di ospitare i Giochi. Quindi, climaticamente parlando, le opzioni esistono ancora. Il vero nodo da sciogliere riguarda le Paralimpiadi, che solitamente si svolgono a marzo, quando il clima è già più caldo. C'è preoccupazione per la sicurezza e il rischio di infortuni per gli atleti; fortunatamente la situazione non è peggiorata drasticamente, ma il rischio rimane. Le opzioni discusse dai futuri comitati organizzatori sono due: unirle alle Olimpiadi creando un evento unico a febbraio, oppure mantenerle separate ma anticipare entrambi gli eventi (iniziando a gennaio e finendo a febbraio). Quando abbiamo presentato i dati a supporto di queste idee al CIO, hanno apprezzato molto l'avere una base scientifica su cui ragionare.
Il Comitato Olimpico ha fissato obiettivi ambiziosi per essere "climate positive" entro il 2030. Per Milano-Cortina le emissioni sono stimate in circa 935.000 tonnellate di CO2. Considerando che questo modello è diffuso su una vasta area geografica e richiede spostamenti significativi, su cosa dovremmo concentrarci per mitigare le emissioni? Avere una sola città ospitante? Ridurre gli sport? Abbandonare le sponsorizzazioni fossili?
Più che di "climate positive", parlerei di essere climaticamente responsabili come organizzazione. La maggior parte delle emissioni è legata ai trasporti. Brisbane 2032 sarà la prima Olimpiade contrattualmente obbligata a essere "carbon positive" (tramite compensazioni e trasparenza). Il fatto di distribuire le sedi su un'area vasta è un punto cruciale: oggi è necessario allargare il raggio d'azione perché le piccole città di montagna non possono più gestire le Olimpiadi da sole. Cortina non avrebbe potuto farcela autonomamente; c'è bisogno di una grande città d'appoggio. Modelli come quelli di Innsbruck o Lillehammer sono difficili da replicare oggi. Ci sono poche città montane capaci e c'è bisogno di sedi affidabili. Ad esempio, i Giochi francesi del 2030 partiranno da una base di emissioni quasi dimezzata grazie all'uso massiccio di energia nucleare. Riguardo all'idea di avere un'unica sede fissa per sempre: se ne è parlato come potenziale soluzione, ma il CIO non è favorevole, perché andrebbe contro la missione dei Giochi di portare lo sport nel mondo. Pechino, ad esempio, ha usato i Giochi per promuovere gli sport invernali in un Paese da oltre un miliardo di abitanti, coinvolgendo decine di milioni di persone e costruendo circa ottanta stazioni sciistiche per avvicinare i giovani alla neve. In Europa e Canada siamo preoccupati di perdere atleti, sia a causa della riduzione della stagione invernale che per la chiusura degli impianti. Le Olimpiadi restano un modo per aprirsi alla cultura di un Paese; confinare i Giochi in un unico luogo significherebbe perdere questo scambio culturale.
I Giochi sono diventati troppo grandi per essere sostenibili?
Bisogna guardare anche ai benefici: nuove abitazioni e la "legacy" (eredità) infrastrutturale di cui le comunità possono godere. Ecco perché è necessario evidenziare i trade-off (i compromessi costi-benefici). Si critica spesso l'innevamento artificiale, ma l'80-90% di quell'acqua torna nell'ambiente. Inoltre, l'evento avvicina decine di migliaia di persone agli sport invernali. Abbiamo bisogno di grandi città per assorbire questi flussi. Se ben gestite, queste città possono ospitare i Giochi in modo sostenibile.
Gli amministratori locali a Cortina sono concentrati sulla consegna dei Giochi del 2026. Tuttavia, guardando al post-Olimpiadi e alle vostre proiezioni per gli anni '30 e '40, qual è la strategia di adattamento più critica a cui dovrebbero dare priorità? Raddoppiare l'innevamento artificiale o diversificare decisamente verso un turismo non legato alla neve?
Questo vale per tutte le destinazioni turistiche: la forza della vostra area è avere un turismo attivo tutto l'anno ("full season"). C'è preoccupazione nell'industria dello sci per le questioni idriche, ma bisogna guardare al futuro. Nell'estate del 2050, o anche prima, sempre più persone sceglieranno la montagna per le vacanze estive. Con le città (come Venezia o Milano) che diventano sempre più torride, la gente cercherà luoghi freschi come la Scandinavia o, appunto, le Alpi. L'ambiente montano può offrire temperature gradevoli e paesaggi scenografici, mentre le vacanze al mare soffriranno maggiormente a causa di ondate di calore e incendi. Dovremmo concentrarci non solo sui rischi, ma anche sulle opportunità ma bisogna capire come migliorare i trasporti e i servizi. A differenza dei Caraibi, dove gli impatti climatici sono quasi esclusivamente negativi, qui c'è un mix di fattori. Nel futuro prossimo si dovrà dare priorità alla definizione degli obiettivi in termini di numeri, tipologia di turismo e trasporti per sfruttare queste nuove opportunità climatiche.

Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina raccontate da L'Altramontagna















