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Ambiente | 07 settembre 2025 | 19:00

La rinascita di un territorio, incluso tra le “aree di crisi industriale complessa”, dove lo spopolamento si era trasformato in un vero e proprio esodo

Da area di crisi industriale complessa a laboratorio di comunità: l'Alta Sabina prosciugata dalle acciaierie Terni, alla ricerca di un futuro verde (dalla rubrica Italiae a cura di Uncem)

scritto da Caterina Morello

L’Alta Sabina si caratterizza per la presenza di paesaggi eterogenei, frutto delle relazioni complesse tra le sue peculiarità climatiche, geomorfologiche, vegetazionali e le pratiche delle comunità che si sono avvicendate nel corso della storia. 

 

Nel corso del tempo, alcuni fenomeni hanno contribuito all’isolamento sociale e produttivo di questo territorio, partendo dalla decadenza delle sedi abbaziali dell’Italia centrale con relativi commerci, e il progressivo abbandono della pratica della transumanza.

 

Dopo la creazione, negli anni Trenta del Novecento, dei due bacini artificiali del Salto e del Turano, finalizzati a soddisfare il fabbisogno di energia idroelettrica delle acciaierie di Terni, l’area ha vissuto un forte esodo rurale e la scomparsa delle coltivazioni tipiche delle zone umide, i primis la canapa; con esse, si è assistito al decremento di molte produzioni preziose per l’autoconsumo.


A sinistra, il ponte della Mola; a destra, il lago Turano

Dal 2011, il territorio è incluso tra le “aree di crisi industriale complessa”, classificazione attribuita con decreto ministeriale ai “territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale e con impatto significativo sulla politica industriale nazionale, non risolvibili con risorse e strumenti di sola competenza regionale. La complessità deriva da: crisi di una o più imprese di grande o media dimensione con effetti sull’indotto, oppure grave crisi di uno specifico settore industriale con elevata specializzazione sul territorio”.

 

Dagli anni Cinquanta ad oggi, lo spopolamento dell’Alta Sabina si è trasformato in un vero e proprio esodo. I dati parlano da soli: l’indice della popolazione residente nell’aggregato di comuni, rispetto agli ultimi due censimenti, è inferiore di quattro punti percentuali rispetto alla media nazionale (- 4,2%, 10 comuni della CSR – Alta Sabina; - 0,3%, media nazionale). Il superamento della media italiana dell’indice di vecchiaia è ben superiore: (289,7 per questi 10 comuni; 182,6 la media nazionale). Infine, la diminuzione della Superficie Agricola Utilizzata (Sau), rispetto ai due ultimi censimenti generali dell’agricoltura raggiunge, qui, livelli record: - 48,2% per i 10 comuni dell’ Alta Sabina, a fronte del - 2,5% della media nazionale. 

 

A Marcetelli, il paese più piccolo e periferico dell’aggregazione, la variazione percentuale della Sau, tra 2000 e il 2010, ha raggiunto il 96,6 %: un dato drammatico che evidenzia come la principale fonte economica del comune, l’agricoltura, sia di fatto praticamente scomparsa.

 

Nel 2022, l’avviso rivolto alle Green Communities, ha catalizzato l’impegno e la speranza di 10 sindaci verso progettualità e visioni dettate dall’esigenza di promuovere non tanto una collazione di interventi infrastrutturali puntuali, bensì una strategia verso un modello di sviluppo innovativo, sostenibile, inclusivo e integrato di reinsediamento sociale e produttivo. 

 

Attorno alla figura di Stefano Micheli, sindaco di Rocca Sinibalda, Capofila dell’Alleanza di Scopo, si sono sviluppate riflessioni sulla centralità del concetto di comunità: «Il piano di sviluppo per la Green Community CSR – Alta Sabina fa perno su un codesign di tipo strategico, pensato per infrastrutturare e facilitare innanzitutto delle “relazioni” territoriali e il loro sviluppo futuro. Stiamo lavorando innanzitutto sul potenziale immaginale delle comunità, sulle conoscenze tacite, sul capitale socio-territoriale e sulla fiducia, che rappresenta il più potente antidoto in tempi di crisi complesse».


Stefano Micheli e una veduta di Rocca Sinibalda

La strategia, nel dettaglio, fa leva su quattro interventi di sistema: un Patto di Comunità che sperimenterà tecniche di codesign sistemico ancora poco conosciute in Italia. Un Digital Twin, una Piattaforma in blockchain e un wallet in app mobile in cui abitanti e turisti si scambieranno i pagamenti di servizi ecosistemi e trasformeranno quindi degli strumenti economici volontari in modalità pensate per ispessire dei legami comunitari e la sostenibilità integrale dell’intero territorio, attraverso l’immaginazione.

 

Tra i partner di rilievo, il teatro Rigodon di Rocca Sinibalda, che si racconta attraverso il direttore artistico Alessandro Cavoli: «Il nostro compito all’interno del progetto è stato quello di interagire con i cittadini dei paesi coinvolti seguendo ricerche e prospettive inusuali per la creazione di narrazioni originali, che partissero dai dati raccolti nei vari contesti».

 

Le narrazioni così emerse prendono il nome di “community plays”: «Si tratta di performance di spettacolo dal vivo, un teatro sociale che coinvolge sindaci, associazioni, cittadini, attori della Green Community, politici, giornalisti, artisti del Teatro Rigodon,  e artisti invitati. In questo modo, attraverso il sistema teatrale, portiamo alla luce prospettive territoriali, seguendo e scrivendo le tracce di analoghe ricerche e processi di lavoro in area europea».

 

 

Le fotografie inserite nell'articolo sono state fornite da Uncem

 

 

 

Attività realizzata nell'ambito del Progetto ITALIAE - linea d’intervento Atelier di sperimentazione sulle Green Communities - del Dipartimento pergli Affari Regionali e le Autonomie  della Presidenza del Consiglio dei Ministri, cofinanziato Nell’ambito Del Programma Operativo Complementare Al Pon “Governance E Capacità Istituzionale” Fse-Fesr 2014-2020 Accordo Di Cooperazione Per La Realizzazione Di Attività Nell’ambito Del Progetto “Italiae” - Cup: J51h17000030007

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Italiae

Questa rubrica dedicata alle Green Community si propone di raccontare le storie delle comunità coinvolte, facendo conoscere i progetti più innovativi e, soprattutto, stimolando un dibattito sulle sfide e le possibilità di uno sviluppo sostenibile per le Terre Alte italiane

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