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Itinerari | 06 giugno 2025 | 20:00

Al cospetto del Corno Baitone, nell’Adamello lombardo, in Val Paghera

Un anello solitario intorno alla conca dell’Aviolo, salendo al Passo delle Plate, tra paesaggi rilassanti e ruvide rocce granitiche. Dove il massiccio dell’Adamello offre uno dei suoi lati più nascosti

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Lombardia
EE (escursionisti esperti)
1050 m
4 h e 30 min/5 h
parcheggio in fondo alla Val Paghera (1490 m)
Passo delle Plate (2530 m)

risalendo la Valle Camonica dopo Edolo, verso il Passo del Tonale, si giunge a Vezza d’Oglio, dove una stradina verso rimonta la Val Paghera; dal Trentino si deve invece valicare il Passo del Tonale e superare Ponte di Legno e Temù

È lì, a due passi – si fa per dire – da un placido lago, da un rifugio accogliente, da sentieri battuti. Succede spesso, sulle Alpi. Cammini, e magari non ti accorgi che basterebbe prendere quel sentiero, quella deviazione, per trovarsi immersi in una solitudine che può anche essere spiazzante, ma proprio per questo appagante, molto appagante. E ci sono giornate che ne senti un tremendo bisogno, di quella solitudine, quasi impellente. Bisogno di salire di quota, di lasciare presto il parcheggio, il rifugio, il lago che a breve sarà quasi invaso dai gitanti, che legittimamente cercano anche loro uno spazio di ristoro, dove ritemprare il corpo e lo spirito. Eccomi allora qui, in Val Paghera, sopra Vezza d’Oglio, nel Parco dell’Adamello lombardo. La strada sale dritta, senza tornanti, s’incunea nello stretto solco, e in pochi chilometri passo dai mille metri del paese ai 1500 del piccolo parcheggio, proprio ai piedi del salto roccioso che sostiene la parte alta della valle. Non ci metto molto a salire questo gradino, cercando di distanziare i primi escursionisti che si sono messi in marcia di buon’ora come me. Il sentiero è ben tracciato, sale ripido, a tratti roccioso, come ad avvisarmi di quello che mi aspetta, e eccomi in breve al rifugio Sandro Occhi all’Aviolo (1930 m), con la sfondo azzurro del Lago d’Aviolo e il vasto pianoro che lo chiude a sud. Il tutto dominato dal versante settentrionale del Corno Baitone (3331 m), poderosa e silenziosa sentinella di questi ambienti. L’Adamello è lì a poca distanza, ma non lo vedi, come non vedi le grandi masse glaciali che lo caratterizzano. A parte i residui glaciali e nevosi del Sottogruppo del Baitone, qui è tutto un alternarsi di magri pascoli e rocce, tante rocce. Non so ancora bene dove andare, se al Passo Gallinera o verso le Gole Larghe, affacciandomi sulla Val d’Avio. Ma guardando la cartina, mentre altri escursionisti arrivano dal basso, a richiamare la mia attenzione è quell’anello che avevo notato, attraverso il Passo delle Plate. È fatta, alea iacta est. Riprendo il cammino. Veloce, che già qualcuno mi sta precedendo.


La conca dell’Aviolo, dominata dal versante settentrionale del Corno Baitone. © Liviuz

Granito e cielo
La direzione è quella per il Passo Gole Larghe, le indicazioni sono chiare, il sentiero evidente. L’ombra avvolge la stretta valle che risalgo, ormai fuori dalla vegetazione, e i piccoli spazi erbosi che ancora si alternano alle rocce saranno presto solo un ricordo. Una palina segnaletica, insieme all’indicazione su un grande masso, mi dice che è giunto il momento di lasciare questo sentiero e buttarmi in salita verso destra, in quello stretto anfiteatro che da qui pare inaccessibile. L’ambiente cambia radicalmente, entro in una fascia alta, aspra, dove l’erba lascia spazio alla pietra viva. Non ci sono più alberi né cespugli, qualche ciuffo d’erba qua e là, dei licheni, niente acqua, solo placche di nuda roccia, crepacci asciutti, massi erratici sparsi come dadi lanciati da misteriosi giganti. Sono entrato nel regno del granito adamellino, una roccia chiara, densa, che risale a oltre 40 milioni di anni fa. È il nucleo più antico delle Alpi Retiche, e camminarci sopra è come calpestare una pagina aperta della storia geologica del pianeta. L’ombra mi avvolge completamente, nonostante il cielo terso sopra di me, e la salita si fa più ripida, soprattutto nell'ultimo tratto prima del valico, dove cammino letteralmente sulla ruvida roccia. Ancora pochi metri ed eccomi sul Passo delle Plate (2530 m), una sella rocciosa spazzata dal vento. Oggi nessuno è ancora salito qui, e lanciando uno sguardo al percorso appena fatto, dubito che arriverà qualcun altro. La solitudine è totale, e la vista si apre imperiosa sul versante nord del Corno Baitone. È la sua faccia più ruvida, un’alta parete solcata da canali e creste, placche inclinate e salti verticali, dove si leggono le cicatrici del tempo: fratture profonde, colate di detriti, neve che resiste a lungo anche d’estate, i resti del piccolo Ghiacciaio d’Aviolo. Una montagna che impone rispetto, appartata, mai al centro dei percorsi più battuti, e forse è proprio questo il suo fascino. Mi volto a sinistra, verso est, e noto l’evidente traccia che sale alla Cima Gole Larghe per la sua cresta ovest, che sembre perdersi nel blu del cielo. Avevo letto che non è difficile, si segue quasi fedelmente la dorsale, tra grandi massi e detriti, qualche passaggio di II. Torno a più miti consigli, e m’incammino sul più facile sentiero lungo il versante opposto del valico.


Il Lago d’Aviolo dal Monte Aviolo (2881 m). © Francesco Zanardini

Prospettive sempre nuove
Perdo quota dolcemente tra cenge erbose e dorsali secondarie, poi lungo il vasto pendio che scende a ovest dalla Cima Gole Larghe. All’inizio il paesaggio rimane severo, ma poi torna lentamente la vita: prima i licheni, poi piccoli arbusti, infine, ormai più in basso, i primi larici. Un drastico cambio di direzione, proprio sotto il Baitone, che mi ha sorvegliato silenzioso per tutto questo tratto, ed eccomi quasi sul fondo della conca dell’Aviolo. Di fronte a me l’intaglio del Passo Gallinera, mentre mi dirigo verso la grande piana umida, dove scorre sinuoso il torrente, che precede il Lago d’Aviolo. Ecco il piccolo edificio in legno di cui avevo sentito parlare, adibito a osservatorio faunistico, e poi il lago, sereno, placido. Dove ancora indugiano decine di escursionisti venuti quassù per sfuggire dal caldo delle valli e della pianura. Mi fermo anch’io, a riposare prima dell’ultima discesa, prima del rientro definitivo nella civiltà. Mi godo l’ultimo sole, per nulla disturbato dalla rumorosa presenza umana che circonda lo specchio d’acqua. Anzi, dopo tanta solitudine, dopo tutto quel silenzio, mi sento quasi confortato dalle voci che rimbalzano da una parte all’altra della conca. Mi volto, e guardo ancora il Baitone, con la sua mole possente che osserva distaccato questa festosa umanità. E percepisco come l’immersione nei grandi spazi dell’alta quota sia capace di farci assumere punti di vista diversi sulle cose del mondo. Una sorta di riposizionamento, di misure ricalibrate, per guardare con occhi nuovi, da prospettive differenti, lo spazio – naturale e antropico – che ci circonda. Mi rendo conto che sto pensando troppo, mentre sono qui a camminare e a godermi le montagne e le valli. E a godermi una meritata birra fresca al rifugio, prima di rimettere lo zaino in spalla e tornare al parcheggio.

 

 

IL PERCORSO
Regione: Lombardia
Partenza: parcheggio in fondo alla Val Paghera (1490 m)
Arrivo: Passo delle Plate (2530 m)
Accesso: risalendo la Valle Camonica dopo Edolo, verso il Passo del Tonale, si giunge a Vezza d’Oglio, dove una stradina verso rimonta la Val Paghera; dal Trentino si deve invece valicare il Passo del Tonale e superare Ponte di Legno e Temù
Dislivello: 1050 m
Durata: 4 h e 30 min/5 h
Difficoltà: EE (escursionisti esperti)

 

Immagine di apertura: il versante settentrionale del Corno Baitone (3331 m) visto dal Monte Aviolo. © Paolo Blisie