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''Propaganda e proclami, ma pochi fatti: sono soldatini del capitano'', Ugo Rossi analizza i primi mesi della giunta Fugatti

L'intervista all'ex governatore del Patt che analizza questi primi mesi del nuovo governo di centrodestra: "La passiva accettazione delle decisioni statali è un brutto segnale, si ripetono in Trentino gli errori di Roma"

Di Luca Andreazza - 11 febbraio 2019 - 05:01

TRENTO. "Tanta propaganda e tanto rumore, ma ancora nessun fatto concreto", così Ugo Rossi nel commentare questo avvio della giunta di centrodestra, che aggiunge: "Anzi, si svende l'autonomia e si riportano gli errori di Roma in Trentino. Ma d'altronde servirebbero parlamentari svegli che non devono rispondere agli ordini di scuderia del capitano. La passiva accettazione delle decisioni statali è un brutto segnale".

 

E l'ex presidente, oltre al consiglio di non fidarsi del governo "amico", in questi primi mesi qualche suggerimento al neo governatore, Maurizio Fugatti, per uscire soprattutto dall'emergenza maltempo di slancio l'ha lanciata, come quello di aumentare il debito e immettere obbligazioni (Qui articolo), così come l'emendamento salva-Trentino, poi tagliato a Roma con il voto di fiducia della pattuglia leghista trentina per un ammanco di 70 milioni di euro a bilancio. 

 

La maggioranza è corsa ai ripari, una variazione di bilancio, che porta a fare di necessità virtù: 30 milioni in meno sulla scuola, quasi 20 in meno sulle politiche sulla casa, 57 in meno sulla Sanità, 27 in meno sulla ricerca, 11,5 sull'agricoltura, 1,5 sul turismo, 12 su industria e 4,5 sui trasporti. Praticamente nessun settore resta escluso, mentre si è registrato forse qualche errorino qui e lì (Qui articolo).

 

"I nodi verranno al pettine più avanti - dice l'ex governatore - sarebbe servita maggiore lungimiranza. Questa è un'occasione persa, ma a lasciar perplessi è l'approccio della nuova maggioranza: non sembra un consiglio dell'autonomia, sono troppo remissivi rispetto alla decisioni romane. C'è una diversa percezione tra Trentino e Alto Adige, oggi ancora più pesante alla luce delle richieste, giuste, di maggiore autonomia di alcune regioni ordinarie a noi vicine. Non si tratta di dovere sempre e per forza imitare i cugini di Bolzano ma di tenere ben presente che quando sono in gioco competenze statutarie, muoversi in sintonia rafforza entrambi e mantiene viva una sempre più sopita coscienza autonomistica".

 

E dalla Capitale, tolto alcune briciole, circa 50 milioni, e nonostante le promesse (Qui articolo), non si vedono ancora soldi per agevolare la ricostruzione dopo il maltempo. Senza voler scatenare la battaglia sugli aiuti, la Protezione civile ha già stanziato, altrove, quasi tre milioni dei 6,5 milioni di euro di danni accertati. Il Veneto ha già ricevuto 739 mila euro attraverso gli sms solidali, mentre recentemente Friuli Venezia Giulia, Liguria e Sicilia si vedono recapitare 665 mila euro (Qui articolo).

Il Trentino resta con il cappello in mano, quando la conta dei danni, per esempio, rispetto al Friuli è simile (intorno a mezzo milioni contro 650 mila euro tra pubblico e privato), mentre il patrimonio boschivo andato distrutto è tre volte tanto nel nostro territorio. "Se - aggiunge Rossi - si affrontano questi temi secondo logiche e ritmi statali non abbiamo futuro. Qualche suggerimento è stato dato, ma purtroppo non siamo stati ascoltati".

Intanto via libera al reddito di cittadinanza, si prende il modello nazionale (Qui articolo). "Si sarebbe dovuta ascoltare la società civile e aprire un dibattito serio. Invece - evidenzia l'ex presidente - si è puntato sull'emergenza della variazione di bilancio per portare a casa la bandiera dei 10 anni di cittadinanza e residenza, senza tenere conto del sistema di welfare provinciale, in particolare sulle politiche di inclusione sociale e contrasto alla povertà.  L’introduzione di questo provvedimento in Trentino comporta una serie di rilevanti interrogativi di natura giuridica e finanziaria, che derivano soprattutto dalla specialità trentina, che significa anche modalità innovative e capacità di esercitare le competenze".

 

Non è però l'unica criticità messa in luce dalle Stelle alpine. Un altro tema è la Valdastico. "Siamo totalmente in balia delle decisioni del Veneto. Si può essere contrari e si può discutere - prosegue Rossi - ma la nostra idea era quella di valorizzare l'Interporto e togliere il traffico lungo il lago di Caldonazzo. Ora non c'è una visione e si dipende da Venezia, i vantaggi sono tutti per il nostro vicino".

 

Dopo l'effetto boomerang del tavolo di Ordine pubblico (Qui articolo), Fugatti è reduce anche dall'altolà del ministro Sergio Costa in materia alleanza del nord contro i lupi (Qui articolo). Un passaggio a vuoto, dopo che pure la giunta Rossi è rimasta scottata dal tentativo di fuga in avanti nel ddl di Michele Dallapiccola.  

 

"E' un semplice provvedimento propagandistico quello scaturito dal tavolo - conclude Rossi - si aggiungono compiti alle forze dell'ordine, questo quando gli organici sono già ai minimi termini e si rischia di far passare il messaggi che siamo degli sparatori. Non vedo nessuna prospettiva. La nostra legge, criticabile fin che si vuole, aveva un approccio serio in attesa delle norme nazionali: osservazioni e monitoraggi, ma anche un'educazione progressiva e incentivi per installare reti e acquistare cani da guardiana. L'abbattimento era l'extrema ratio e sarebbe stata presa in accordo con Ispra, che già aveva concesso l'uso dei proiettili di gomma per spaventare e allontanare i lupi malati di rogna a Canazei".

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