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Idee | 08 novembre 2025 | 06:00

Un nuovo e modernissimo bivacco verrà esposto a Milano per le Olimpiadi e poi installato sulle Alpi, ma non si conosce il punto preciso. La "cultura alpinistica" si sta trasformando in "cultura pop"?

Il progetto, firmato dallo studio torinese Carlo Ratti Associati in collaborazione con il Salone del Mobile, è stato presentato pochi giorni fa. Una struttura dai tratti avveniristici dotata di tutte le tecnologie che ne garantiscano l’efficienza. Le sue forme hanno affascinato i social: l’attenzione dedicata a queste strutture continua ad aumentare nella società?

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"Il processo inizia con una scansione 3D delle formazioni rocciose delle Alpi. Il design risultante minimizza l’impatto visivo massimizzando al contempo la funzionalità, integrando produzione e accumulo di energia, oltre alla raccolta d’acqua tramite condensazione dell’aria".

 

Il nuovo bivacco progettato dallo studio torinese Carlo Ratti Associati, in collaborazione con il Salone del Mobile, è stato annunciato lo scorso 27 ottobre e non smette di far parlare di sé. Eppure, per ora se ne vedono soltanto i render e non sembra ancora chiaro il luogo dove verrà posizionato. Inizialmente, verrà presentato a Milano in concomitanza con le prossime Olimpiadi Invernali: "Sarà un padiglione urbano volto a celebrare la cultura alpina", scrive lo studio di architettura, che firma anche le torce olimpiche per i Giochi Milano-Cortina 2026.

 

Dopo l’evento, il bivacco progettato digitalmente sarà trasportato in elicottero fino alla sua destinazione finale in alta quota (il sito del Salone del Mobile parla di una "sede permanente sulle Alpi", ma senza riferimenti specifici). Da noi interpellato, lo studio Ratti Associati afferma: "Per quanto riguarda la posizione finale del bivacco, abbiamo effettuato la scansione 3D con uno strumento LiDAR, nelle Alpi tra Milano e Cortina. Stiamo finalizzando l’esatta collocazione insieme al Club Alpino Italiano, poiché restano ancora alcune questioni tecniche e autorizzative da risolvere".

L'efficienza del nuovo modello sarà garantita dai sistemi tecnologici più all’avanguardia. Progettato per essere completamente autosufficiente, il bivacco sarà dotato di un impianto fotovoltaico da 5 chilowatt con sistema di accumulo, che fornisce energia per tutte le sue necessità, "inclusa la connettività di rete". In un’area priva di accesso a fonti d’acqua naturali, poi, il bivacco utilizza un sistema di condensazione dell’aria per produrre diversi litri di acqua potabile al giorno, garantendo a scalatori ed escursionisti un costante accesso a acqua pulita.

 

A vedere i rendering e la descrizione di un bivacco pensato per passare inosservato nel paesaggio, il nostro dubbio principale riguardava la visibilità della struttura, caratteristica essenziale per una struttura che dovrebbe essere pensata come ricovero d’emergenza. Lo Studio tuttavia sembra aver preso in considerazione il problema, proponendone, anche qui, una soluzione che coniuga tecnologia e basso impatto, nonché apparentemente valida dal punto di vista pragmatico (almeno a progetto).

 

"A differenza dei bivacchi tradizionali, che sono dipinti con colori vivaci per garantire la visibilità in caso di nebbia o cielo coperto, il rifugio adotta un approccio più discreto, integrandosi nel paesaggio. Al suo posto, una luce rossa brillante si attiverà solo in condizioni di visibilità limitata, riducendo l’impatto visivo, ma garantendo comunque la sicurezza nei momenti critici".

I bivacchi, che da cent’anni a questa parte sono uno degli elementi caratterizzanti dei rilievi alpini - come racconta l’architetto Luca Gibello nel suo ultimo libro (ne parlavamo qui) – per qualcuno sembrano aver perso la loro funzione originaria.

 

Carlo Ratti, professore al MIT e al Politecnico di Milano, cofondatore dello studio omonimo e direttore della Biennale Architettura 2025, afferma: "Purtroppo, oggi i bivacchi sembrano spesso dirigibili atterrati sui nostri splendidi paesaggi alpini. In questo caso abbiamo adottato l’approccio opposto: una struttura che si mimetizza il più possibile con l’ambiente circostante".

 

Al di là dell'efficienza progettuale, sicuramente encomiabile, il solo fatto che un bivacco venga progettato e promosso senza apparente necessità, ovvero prima ancora di avere in mente un luogo ben preciso (ossia dove c'è un effettivo bisogno di questa struttura), lascia aperti degli interrogativi. A questo punto, sarebbe senz’altro interessante sviluppare una riflessione su che cosa si intenda oggi per bivacco. Discutere, insomma, di ciò che il bivacco debba essere: le caratteristiche e gli intenti essenziali per definire una simile struttura "bivacco", al di là delle peculiarità di ogni installazione.

Tuttavia, il bivacco Ratti, già emblematico dopo meno di una settimana dalla presentazione, offre un ulteriore spazio di riflessione, forse ancor più interessante. A partire dalla collaborazione col Salone del Mobile di Milano e dalla volontà di esporlo in occasione delle Olimpiadi, infatti, sembra lecito chiedersi: perché una struttura che nasce come ricovero d’emergenza dovrebbe aver bisogno di una simile pubblicità? Soprattutto considerato l’odierna capacità attrattiva della montagna e del bivacco in particolare, diventato spesso una meta e non più punto d'appoggio per chi si trova in condizioni di reale necessità.

 

La forza simbolica di questo progetto va ancora oltre, e chiunque abbia interessi affini e dei profili social lo sa: il progetto di Carlo Ratti Associati ha completato il trasferimento del bivacco dalla sfera di pertinenza dell’alpinismo, alla cultura pop. Su Instagram, i post con le immagini della sua vetrata che riflette ameni paesaggi d’alta quota rimbalzano tra portali che trattano di architettura, design e, con la dovuta dose di generalizzazione, anche "di costume": Outpump, Living Corriere, Designboom, Artribune. Tutte pagine con una considerevolissima diffusione, anche tra il pubblico più giovane.

 

Curiosamente, l’estensione della sua orbita di riferimento e del suo pubblico ha determinato per l’oggetto-bivacco una sorta di innalzamento di status, al punto da meritare di essere esposto a celebrazione della cultura alpina: un oggetto da museo ancor prima ancora d'essere installato in quota. Ma siamo certi che tutta questa visibilità vada davvero a sostegno della montagna? 

In questo articolo trattavamo il caso di un bivacco, anch’esso da esporre ai Giochi Olimpici, sempre a firma Carlo Ratti Associati, - non sarà forse lo stesso? - che sembrava potesse essere posizionato sull’anticima dell’Antelao, nelle Dolomiti bellunesi. A seguito dell’opposizione del sindaco locale, tuttavia, il piano era saltato e rimandato a luogo da destinarsi.

 

Così si era espresso il sindaco di Calalzo di Cadore, Luca Fanton: "La mia preoccupazione, condivisa dal Soccorso Alpino e dalle guide, è che l’afflusso di gente, specie non adeguatamente preparata, possa diventare, anzi quasi sicuramente diventerebbe, pericoloso. E metterebbe anche a rischio le persone che dovrebbero poi intervenire per salvare o recuperare chi è in difficoltà". Questo rischio, aggiungeva, sarebbe estremizzato dall’esposizione del bivacco in una vetrina importante come i Giochi olimpici. E, ancor peggio - aggiungeremmo in questo caso - dalla vetrina social.

Il tema legato ai bivacchi è complesso e sembra ormai trascendere le singole sfere di alpinismo e architettura. Senz’altro, ci sarà occasione di ritornarvi.

 

 

Le immagini inserite nell'articolo sono di Cra-Carlo Ratti Associati

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