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Sgarbi e coronavirus, cita un virologo (Bassetti) che lo diffida e lancia una petizione per il ripristino dei Sacramenti. "Il clero può e deve avere la stessa libertà dei medici"

Continuano le polemiche dopo il video in cui il deputato e presidente del Mart definiva il Coronavirus un "virus del buco del culo". Impegnato a difendersi attraverso i social e i media, il critico d'arte è stato diffidato da un virologo che citava come fonte per sostenere la sua opinione, mentre assieme ad altre figure pubbliche ha lanciato una petizione per il ripristino dei Sacramenti cattolici interrotti dal Dpcm sul Covid-19

Di Davide Leveghi - 17 marzo 2020 - 13:55

TRENTO. Sgarbi contro tutti, o meglio, Sgarbi contro il coronavirus. La personale battaglia del noto critico d'arte e presidente del Mart pare essere sfuggita di mano, tra video a ripetizione, parziali smentite, petizioni e inviti trasversali alle dimissioni dalla carica in provincia di Trento (e non solo).

 

Sintetizzare la questione, ormai, sta diventando sempre più complicato e verboso. Se il Vangelo di Giovanni comincia con l'allocuzione “in principio era il verbo”, questa vicenda potrebbe invece iniziare con un “in principio era il video”. Oramai “entrato nella leggenda”, vista l'eliminazione da parte di Facebook, è stata infatti una diretta sul più diffuso social network a scatenare il pandemonio.

 

La mattina del 9 marzo, il deputato Vittorio Sgarbi rilascia sul suo profilo un video in cui invita la popolazione a recarsi nelle zone rosse, distribuendo insulti ai virologi Burioni e Pregliasco, oltre al governo, nonché minimizzando il virus definendolo “virus del buco del culo”. Sollevato un vespaio, il critico d'arte viene immediatamente subissato dalle critiche, con i primi (ennesimi, in realtà) inviti alle dimissioni provenienti da diverse forze politiche locali (QUI e QUI).

 

In serata il presidente del Mart cerca di ridimensionare le sue affermazioni. Cita altri virologi, come Tarro, Gismondi e Bassetti. Afferma che il virus non va sottovalutato, ma che “muore con 25-26 gradi”. La toppa però finisce per essere peggiore del buco. Le critiche arrivano da tutte le parti. Le minoranze in Consiglio provinciale fanno quadrato chiedendone le dimissioni, così come i lavoratori del Mart.

 

Dal web parte una petizione. La Provincia tergiversa, l'assessore Bisesti stigmatizza ma non si decide, mentre il presidente del Mart, scelto proprio dalla Giunta, minaccia: o io o quelli che mi criticano.

 

Intanto lo stesso lancia una petizione a suo favore: “Difendiamo la libertà di pensiero di Vittorio Sgarbi” (QUI il link). “Libertà, libertà, libertà”, recita, snocciolando poi il lavoro compiuto anche alla guida del Museo d'arte contemporanea di Trento e Rovereto. Da facebook, allo stesso tempo, Sgarbi prosegue la sua battaglia, attaccando a testa bassa il governo “responsabile con i suoi decreti della morte dei carcerati”.

 

Non è la peste!” diventa il mantra ripetuto da Sgarbi, mentre sul fronte Mart ribatte che le sue affermazioni “insindacabili” da deputato della Repubblica poco o nulla hanno a che fare con la carica di presidente del Museo. Il critico d'arte para i colpi e affonda, nel suo personale duello contro tutti. In aggiunta elogia papa Francesco per la scelta di aprire le chiese alle preghiere private.

 

“Le mie posizioni sono quelle di molti scienziati – scrive il 14 marzo – dal governo strategia della tensione per coprire le inefficienze del sistema sanitario. Ogni mia dichiarazione è ispirata alla posizione di uomini di scienza che hanno indicato i limiti del virus rispetto alla mortalità. Nessuna mia affermazione prescinde dalle posizioni di virologi ed epidemiologi quali Gismondo, Bassetti e Tarro, ai quali mi sono ispirato. Non ho istigato nessuno ma ho raccomandato i precetti cristiani della visita agli infermi nel momento in cui si è dichiarato che a Codogno il virus era stato debellato”.

 

Denuncio quindi la prepotenza, l'aggressione, la presunzione di verità di chi, in nome della scienza, nega i dati oggettivi sulla malattia, virale ma non mortale, per coprire le insufficienze dello Stato nella sanità, procurando allarme e confondendo le cause di morte per attribuirle al Coronavirus. Per questa strategia della tensione si inventano associazioni inesistenti e farlocche, che approfittano della paura e della intimidazione, come il sedicente 'Patto trasversale per la scienza', che non ha niente a che fare con la scienza e che è espressione di una prepotenza che approfitta della paura dei cittadini e la propaga”.

 

Poi l'invito agli avvocati a procedere, con un chiaro riferimento a chi, il virologo Roberto Burioni e il medico e divulgatore Guido Silvestri, hanno lanciato l'iniziativa del Patto per la scienza volto a “portare le evidenze scientifiche alla base delle scelte legislative e di governo di tutti i partiti politici, trasversalmente” e a “combattere bufale e fake news in ambito medico-scientifico, così come i ciarlatani e gli pseudomedici”.

 

Lo stesso giorno, non a caso, arriva proprio un esposto in Procura da parte dell'associazione appena costituita proprio nei confronti del presidente del Mart. Dal mondo politico trentino, intanto, continuano ad arrivare critiche e inviti alle dimissioni, a cui Sgarbi non lesina risposte.

 

La saga, però, continua e le "puntate" si fanno sempre più piene di colpi di scena. Uno dei virologi citati, Matteo Bassetti (professore ordinario di malattie infettive all'Università degli studi di Genova, direttore della Clinica malattie infettive dell'Ospedale Policlinico San Martino e socio del Patto Trasversale per la Scienza) diffida Sgarbi dal nominarlo. “La situazione epidemiologica attuale – dice il virologo in una nota del Pts – è profondamente diversa rispetto a poche settimane fa. Ciò che poteva essere vero allora, non lo è oggi. Ho sempre sostenuto che questa è una infezione con una bassa letalità complessiva, ma con una maggiore contagiosità. È quindi evidente che sono benvenute tutte le misure preventive, atte al contenimento e alla mitigazione degli effetti”.

 

Io e le persone con cui lavoro siamo in trincea ogni giorno per cercare di salvare delle vite perché oggi il dovere di ognuno di noi, per quello che può e sa, è dare il massimo per salvare le vite e invitare le persone a rimanere a casa il più possibile o ad adeguata distanza dagli altri”, conclude.

 

Notata subito dall'interessato, la nota riceve l'immediata risposta di Sgarbi. “Bassetti si metta d'accordo con sé stesso – scrive in una nota su facebook – nel clima d'inquisizione nel quale tutti viviamo e al quale sono sottoposto, vengo denunciato e diffidato. E ho deciso di non difendermi. Ammetto la mia colpa. Sono colpevole di avere ascoltato alcuni virologi che mi sembravano fededegni e ho accettato le loro posizioni. Devo dunque scusarmi per avere interpretato male le dichiarazioni (che mi sembravano inequivocabili) di almeno uno di loro, Matteo Bassetti; e quindi riconosco di avere commesso un errore interpretativo sulle posizioni di questo medico, che non citerò più”.

 

“Mi dispiace. Sono stato ingannato, anzi mi sono ingannato, e me ne scuso”. Sgarbi si mostra contrito, allega i link di diverse dichiarazioni di Bassetti, e decide di non citarlo più. Ma la contrizione dura poco, ri-sfodera la spada e ribadisce in più occasioni la presunta - a suo giudizio - incongruenza tra le opinioni espresse all'inizio dell'emergenza sanitaria e nelle fasi successive da parte del virologo in questione

 

A testimonianza di ciò - della sua considerazione dell'attuale emergenza sanitaria - dopo gli elogi al papa, continua la sua “crociata” per riprendere l'attività dei Sacramenti nelle chiese. Con una petizione inviata a papa Francesco, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ai vescovi e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, Sgarbi si pone tra i primi firmatari (assieme tra gli altri al giornalista Marco Tosatti, all'avvocato Carlo Taormina e al leader di Forza Nuova Roberto Fiore) di un appello a “riaprire” il “libero impartire dei Sacramenti e in particolare l'Estrema Unzione e l'Eucarestia”.

 

“Con le dovute precauzioni è possibile conciliare il rispetto delle norme sanitarie con il rispetto del diritto alla libertà di culto – si legge nel testo della petizione – il clero può e deve avere la stessa libertà di azione dei medici: la cura dell'anima deve perlomeno equivalere a quella del corpo. In particolare dolorosissima risulta essere al popolo italiano la mancanza di conforti religiosi nel momento della gravissima malattia e della morte come anche il mancato seppellimento dei propri cari al cimitero. In nessuna epoca storica, in nessuna epidemia, in nessuna guerra, Roma e l'Italia conobbero mai un'eclissi tale del volto di Cristo. Chiediamo pertanto il ripristino dei superiori e prevalenti 'diritti di Dio' (e di conseguenza dell'uomo) in questo momento messi in 'quarantena'”.

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