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Attualità | 18 luglio 2025 | 17:00

“I turisti si fanno i selfie, ma quel laghetto di fusione in fondo al ghiacciaio, a 3185 metri, è una lapide. E ogni anno diventa più grande”

Le immagini arrivano dal Grande ghiacciaio di Verra, sul versante sud del massiccio del Monte Rosa, dove i segni della crisi climatica si fanno di anno in anno più evidenti. A condividerle sui social la pagina Varasc.it, che dal 2004 racconta anche a livello fotografico il contesto alpino dell'alta Val d'Ayas, in Val d'Aosta

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Non solo scenari suggestivi, non solo colori mozzafiato – e acchiappa-like –, non solo un angolo alpino da cartolina tra ghiaccio e acqua cristallina. Dietro ai pur bellissimi laghi di fusione ai piedi dei ghiacciai spesso si nasconde, invisibile se non la si vuole vedere, la firma di un processo di perdita di massa che sta interessando i corpi glaciali a livello globale, sotto pressione per le temperature sempre più alte – e che, in alcuni casi, comporta gravi rischi di inondazioni improvvise, più frequenti e temute oggi di un tempo.

 

Mentre infatti il riscaldamento globale ha ingranato la quarta in particolare dal 2023, accelerando oltre ogni previsione, lo stato di sofferenze dei ghiacciai – sentinelle di un cambiamento che colpisce in maniera più impressionante ambienti tanto estremi – è di anno in anno più evidente: la cicatrice azzurra sul fianco della Regina delle Dolomiti, la Marmolada, rimasta dopo il tragico crollo del 3 luglio 2022 ne è drammatica testimonianza. Ma lo sono anche le cascate di fusione da record e gli eloquenti paragoni fotografici sul Mandrone, o la diffusione sempre maggiore di crepacci circolari e calderoni glaciali – causati dalla circolazione di acqua all'interno dell'apparato glaciale coinvolto.

 

E, nonostante la loro innegabile bellezza, lo sono anche i laghi di fusione ai piedi del Grande Ghiacciaio di Verra, a ben 3185 metri di quota sul versante sud del massiccio del Monte Rosa.

A condividere le immagini, catturate la scorsa settimana, è la pagina Varasc.it, che dal 2004 racconta anche a livello fotografico il contesto alpino dell'Alta Val d'Ayas, in Val d'Aosta. Cieli azzurri, rocce sporgenti e il turchese delle acque frastagliate di cornici ancora gelate: il perfetto “Requiem per un ghiacciaio”, come l'ha definito nel post sulla pagina Marco Soggetto, responsabile del progetto.

 

“Se non è purtroppo una novità la costante regressione glaciale in atto sulle nostre Alpi – scrive – è particolarmente sorprendente vederne i segnali, le conseguenze più immediate. La sparizione della superficie glaciale, la creazione di nuove pozze e laghetti di fusione, le zone esposte a recenti crolli e frane, la fusione del substrato freddo che per lungo tempo ha coesionato rocce, detriti, morene. Tutto questo è ben evidente in un luogo molto amato, al di sopra del Rifugio Ottorino Mezzalam, in alta Ayas”.

Anche qui le altissime temperature di fine giugno si sono fatte sentire pesantemente, con lo zero termico schizzato al di sopra dei 5000 metri, al di sopra anche della più alta cima d'Italia, il Monte Bianco. E le conseguenze delle medie folli” registrate anche in alta quota – così le ha definite negli scorsi giorni Davide Colombarolli, del Servizio Glaciologico Lombardo, nel fare il punto sulla perdita di manto nevoso e di ghiaccio sul ghiacciaio di Livigno del Campo Nord Paradisin – sono impressionanti.

 

Ogni anno – si legge ancora nel post di Varasc.it – torniamo alle 'rocce rosse' che segnavano un tempo il bordo del ghiacciaio. Ora, il fronte del Grande Ghiacciaio di Verra è in disfacimento: al suo posto, oltre alla grave perdita di spessore glaciale, si trova da qualche anno un lago di fusione. Sempre più vasto ed esteso, sempre più grande. Una sorta di conca, chiusa da rocce montonate e detriti, lungo il percorso che prosegue verso il soprastante rifugio Guide d'Ayas, alle rocce di Lombronecca. A valle, sotto al Mezzalama, sono comparsi altri due laghi di fusione, più alcune pozze minori”.

Per dare un'idea della dinamica evolutiva di cui si parla possiamo prendere, ad esempio, il time-lapse con il quale il Servizio Glaciologico Lombardo aveva testimoniato la spaventosa fusione vissuta da un altro ghiacciaio, il Fellaria, nel corso del 2022. Il caldo in quota, la fusione, la perdita di spessore, il lago a valle. Gli elementi ci sono tutti, cambia solo, in questo caso, il colore delle acque.

 

La firma che si nasconde in profondità però, rimane la stessa. Anche se spesso non la si vuole vedere. “Ogni anno – spiega infatti in conclusione Soggetto – non mancano i turisti che, tra foto e selfie, esaltano la bellezza e il colore di questo nuovo lago, a quota 3185 metri, senza rendersi conto che rappresenta in realtà una lapide, in luogo e in memoria di un ghiacciaio possente, non a caso denominato il 'Grande' di Verra”.

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